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Chief Data Officer (CDO): ruolo e responsabilità

La figura professionale abilita la strategia dei dati e dunque la business strategy in aziende data-driven. Ecco quali responsabilità ha e quanto guadagna [...]
Chief Data Officer (CDO): ruolo e responsabilità
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Il CDO (Chief data officer) è il manager dedicato alla data strategy aziendale.

Ecco quale ruolo ricopre in azienda e quali mansioni svolge fra i professionisti della gestione dei dati, colui che guida la crescita seguendo un approccio data-driven. Pronto a superare le sfide nel realizzare ambienti di dati di fascia enterprise e competitivi.

Chief Data Officer (CDO): ruolo e responsabilità

Di cosa si occupa il Chief Data Officer (CDO)

Il CDO (Chief data officer) è il responsabile della strategia dei big data in azienda e rappresenta una figura centrale nel data management. Ma sta assumendo sempre più un ruolo core in ambito corporate.

La sua missione principale è infatti quella di valorizzare l’asset dei dati, supportando la transizione da un asset tangibile a quello intangibile dei dati.

Owner della strategia dei dati, deve capire il business e saper dialogare con il management. Ma deve anche possedere caratteristiche di leadership, empatia e di dialogo con gli operativi. Promuove la data literacy, favorendo l’alfabetizzazione e la cultura dei dati all’interno dell’azienda (bottom-up e top-down).

Il Chief Data Officer delinea, adotta e sviluppa i metodi che permettono a un’azienda e a un’organizzazione di raccogliere, gestire e governare i dati, individuando le nuove opportunità di business nelle aziende data-driven. Abilita la strategia dei dati e dunque la business strategy.

Pur essendo un middle-top management, attualmente, un 40% riporta al CEO, un altro 40% alla figura del CFO, il rimanente al direttore generale. Ma il CDO che collabora e risponde al CIO, fa da ponte. Dunque trasferisce le strategie digitali ai vari rami aziendali, testando nuovi tool e sviluppando le competenze digitali delle persone nell’ambito dell’azienda.

What's the difference between a Chief Data Officer and a Chief Information Officer?

Video: La differenza fra il CDO e il CIO

Di quali skill ha bisogno un Chief Data Officer

Il CDO (Chief Data Officer) deve avere un background tecnico, ma avere anche competenze di business e legate alle risorse umane, per indirizzare al contempo il processo di trasformazione e la collaboration in tutta l’azienda.

Il ruolo del CDO (Chief Data Officer) sta conoscendo varie declinazioni. In alcuni Paesi sta acquisendo competenze anche in ambito sostenibilità (per rispettare Agenda 2030 nei Paesi dell’America Latina e penisola iberica) ed etica (Paesi nordici).

La differenza con il data scientist è che questa seconda figura vanta soprattutto competenze matematiche e statistiche.

Chief Data Officer (CDO): ruolo e responsabilità

Differenze tra CEO e CDO

Il Chief Executive Officer (CEO) è la figura apicale: in italiano è l’amministratore delegato che ricopre il ruolo esecutivo più alto all’interno di una società ed è il responsabile di tutte le fondamentali decisioni aziendali oltre a presentarsi come il volto pubblico dell’azienda.

Il CEO ricopre il ruolo di vertice, invece il CDO fa parte del middle-top management. Nella gerarchia dei C-level fa ancora parte della fascia B. Il CDO conosce tutti i dati aziendali, dunque gli asset e in teoria è in grado di valutare le potenzialità di business. Per queste caratteristiche, il CDO potrebbe fare carriera in futuro.

Come diventare Chief Data Officer

INFOGRAFICA
Industry 5.0, guida per CFO: come valorizzare i dati di produzione
Big Data
Manifatturiero/Produzione

Esistono tre rami di CDO: il professionista che arriva dall’area delle consulenze; la seconda famiglia è quella degli ex CIO; il terzo ramo è quella che proviene dal CFO.

Il Chief Data Officer che proviene dal settore delle consulenze, ha familiarità con il change management, per accompagnare, monitorare e supervisionare la transizione digitale, i processi di cambiamento e di innovazione digitale in azienda. Spesso ha esperienze pregresse nel mondo della data science e dell’analytics. Questa prima famiglia, in Italia, è minoritaria.

Il secondo ramo di CDO è quella degli ex CIO, capaci di evolvere o di reinventarsi. Il loro background tecnologico affonda nell’architettura dei dati.

La terza famiglia invece è quella del CFO con competenze di business, per valorizzare il dato e il performance management.

Percorso di studi

Oggi il percorso per diventare Chief Data Officer prevede una laurea in ingegneria gestionale, dove il futuro CDO studia già data management ovvero modernizzazione dei dati, architettura dei dati, data quality. Ma la figura professionale del CDO potrebbe partire da data analyst con competenze di reportisca e programmazione.

Da un decennio, il Campus di Cremona del Politecnico di Milano propone un percorso di formazione avanzata triennale, chiamata Percorsi di Eccellenza, relativa al corso di laurea in ingegneria informatica o gestionale.

La scuola di innovazione digitale di Talent Garden ha lanciato un il Master part-time in Digital Transformation, per formare Chief Digital Officer. Obiettivo: orientare l’azienda nel processo di trasformazione digitale e verso l’industria 4.0, ottimizzando processi organizzativi, servizi e prodotti.

Tuttavia, al di là del percorso di studi, il Chief Data Officer deve possedere skill multidisciplinari, in cui le competenze tecnologiche convergono con le conoscenze dei processi aziendali e confluiscono in una mentalità business-oriented, capace di interpretare le dinamiche di collaborazione aziendale.

Cdo

Che tipi di compagnie hanno un CDO

Secondo una ricerca datata 2018 di Microstrategy, dal titolo “2018 Global state of enterprise analytics”, già emergeva che il 57% degli intervistati aveva un CDO in azienda. Secondo l’associazione DAMA, oggi il CDO è una figura presente nel 95% delle imprese che seguono un approccio data-driven.

Le compagnie con un CDO sono dunque quelle che hanno messo a punto una strategia dei dati e dei big data. Le aziende data-driven sono quelle in grado di prendere decisioni basate sui dati, anche in real-time.

Dati e analytics sono centrali per la trasformazione digitale delle aziende, soprattutto per migliorare i processi, l’efficienza dei costi, la strategia, il cambiamento, focalizzandosi sulla sicurezza delle applicazioni.

La data analytics ha come principale obiettivo quello di ricavare vantaggi competitivi perfezionando la customer experience e realizzando nuovi modelli di business, aumentando la produttività e aumentando l’efficienza, oltre ad accelerare e ottimizzare i processi di decision-making. I dati, anche raccolti da sensori e dispositivi IoT, sono caricati sul cloud per l’analisi, quindi li elabora e li archivia ed effettua il backup. I dati possono infatti avere anche utilizzi futuri ed essere impiegati a fini di ricerca e sviluppo.

Chief Data Officer (CDO): ruolo e responsabilità

La gestione data-driven

Secondo una recente ricerca di Denodo, le imprese sono inclini e pronte ad implementare un approccio data-driven, anche se meno di due su dieci ha compiuto la trasformazione. Tuttavia oltre otto imprese italiane su dieci stanno comunque percorrendo questo iter che conduce a dinamiche di decision-making basate sui dati.

Dallo studio si fa largo la vocazione delle aziende alla gestione data-driven. Il 42% degli intervistati ha già intrapreso un iter di trasformazione guidata dai dati. Invece, il 24%, pur avendo avviato il percorso, ha intrapreso la fase che precede l’implementazione del processo.

Le aziende data-driven puntano a migliorare l’efficienza operativa, a rispondere alla domanda di mercato più agilmente e rapidamente e a moltiplicare le opportunità di business; inoltre intendono migliorare la customer experience, rispettando norme e regolamenti, tagliando rischi ed errori, oltre a diventare più competitive e a perfezionare il processo di vendita.

Quali barriere deve superare il CDO in azienda

Il Chief Data Officer, da questo punto di vista, deve aiutare le imprese e le organizzazioni a superare alcuni ostacoli, per trasformarsi in aziende data-driven. Per esempio la dispersione dei dati ostacola l’accesso e la consapevolezza.

La mancanza di strutture per la gestione dei dati rappresenta un’altra barriera. Altri ostacoli sono: l’eccessiva dipendenza dall’IT, che frena un uso self-service dei dati; l’assenza di un modello semantico unico, per attribuire un significato ai dati stessi da rendere esplicito e da essere consultabile; la cultura del dato, oggi scarsamente incline alla condivisione.

Obiettivi di un’azienda data-driven

Oggi la trasformazione digitale è una data-driven transformation. In questo contesto tutto si muove sempre più rapidamente e presenta spesso cambiamenti repentini. In questo scenario il CDO ha la consapevolezza che ciascuna decisione aziendale deve essere puntuale, accurata, affidabile, tempestiva e basta su un utilizzo sapiente dei dati a disposizione. Ciò si raggiunge tramite una reale democratizzazione del patrimonio informativo, in grado di offrire le informazioni giuste alle diverse tipologie di utenti, assicurando allo stesso tempo security e governance.

L’adozione di un approccio data-driven deve poi rispettare la normativa e le politiche interne. L’ideale sarebbe gestire i dati nelle imprese, in strutture ad hoc e seguendo una data governance, con regole e metodologie condivise. Una gestione omogenea dei dati consentirebbe una condivisione reale, da raggiungere attraverso un team centralizzato e aderendo a linee guida comuni di regole.

Per massimizzare la valorizzazione dei dati, occorre gestirne l’intero ciclo di vita, spaziando dalla rilevazione fino al consumo da parte degli utenti.

La cultura del dato

Solo una cultura del dato permette la creazione di policy adeguate e l’istituzione di strutture organizzative dedicate, abilitando un processo di selezione dei dati, aggregazione, data delivery. L’obiettivo è far sì che le aziende abbiano a disposizione un catalogo di dati non solo a scopo informativo, ma anche con un livello di autonomia per assemblare i dati presenti, producendone di nuovi e operando in modalità self-service.

In un’azienda data-driven, utenti ed applicazioni devono poter accedere immediatamente e facilmente a tutti i dati di cui necessitano, a prescindere dalla localizzazione, dal formato e dalla loro complessità tecnologica, sintattica e semantica per un approccio sempre più fondato sui dati.

Quanto guadagna un Chief Data Officer

Il Chief Data Officer (CDO) guadagna circa un 20% in più del data scientist. Lo stipendio varia tra i 50-80 mila euro per una figura junior e gli 80-120 mila per una figura senior. Le cifre dipendono fortemente dalle dimensioni aziendali. In media il CFO guadagna un 30% in più del CDO, mentre il CEO in genere guadagna un 20% in più del CFO.

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