Approfondimento

Aziende data driven, cosa sono, come lo si diventa, quali vantaggi comporta

Le organizzazioni basate sui dati possono superare i concorrenti in termini di redditività e in produttività, oltre ad avere più probabilità di superare gli obiettivi di fatturato [...]
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Osservando i due anni appena passati, possiamo dire che se c’è una cosa che quel periodo ci ha insegnato è che i dati sono davvero una risorsa strategica indispensabile per le organizzazioni, di qualsiasi dimensione o mercato, per poter prendere decisioni corrette alimentate dall’oggettività degli accadimenti e non dalle soggettività delle sensazioni. In un passato non così lontano, i dati erano fondamentali solo per alcune funzioni di back-office. Oggi, invece, sono diventati un bene prezioso per tutte le strutture delle organizzazioni e l’importanza della sua gestione strategica è solo in aumento. Il termine “data-driven” significa che un’azienda è orientata a prendere decisioni, sia tattiche che strategiche, basate sui dati piuttosto che sull’istinto, sulle opinioni personali, sulla “pancia”, sulla pura speranza.

Data driven, cosa significa

Detto in altre parole, data-driven significa anche che un’azienda dispone (ed è in grado di usare) dei dati di cui ha bisogno per poter fare delle scelte che portino ai risultati attesi.

Il termine inglese significa essere guidati dai dati, ovverosia, utilizzare i dati per migliorare il processo decisionale, rafforzare analisi e strategie, identificare problemi e quindi trovare soluzioni.

Questi ragionamenti valgono sia per un’azienda, che per un progetto o anche per piccole scelte quotidiane: sostituendo la nostra intuizione (sentimento) con azioni basate sull’analisi, siamo in grado – ad esempio – di comprendere andamenti, trovare tendenze o addirittura anticipare scenari.

Sebbene l’intuizione possa essere uno strumento utile, sarebbe un errore basare tutte le decisioni sul semplice istinto: mentre l’intuizione può essere la scintilla che ti avvia lungo una certa direzione, è solo attraverso i dati che diventa possibile verificare, comprendere e quantificare (come dicono gli americani: you can’t manage what you can’t measure).

Chi si basa sui dati non solo riconosce l’importanza della raccolta di informazioni grezze, ma comprende anche che non è sano prendere decisioni aziendali utilizzando solo il materiale a disposizione così raccolto. Al contrario, è chiaro il dover strutturare un processo di raccolta e analisi per poter ricavare informazioni dai dati così da affrontare i problemi e poter rispondere alle domande aziendali, identificare nuove opportunità di crescita e aumentare la redditività: trasformare le informazioni in conoscenza.

Le organizzazioni basate sui dati possono superare i concorrenti in termini di redditività e in produttività, oltre ad avere più probabilità di superare gli obiettivi di fatturato.

Con dati corretti e giusti a disposizione, l’organizzazione non dovrà prendere decisioni aziendali sulla base di intuizioni, supposizioni errate, giudizi o consumatori insicuri, anche in tempi di crisi o stress. Tuttavia, i dati aziendali forniranno fatti, tendenze, numeri statistici e tutti gli approfondimenti necessari per prendere decisioni informate o per comprendere andamenti e prestazioni.

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Come si diventa una azienda data driven

Diventare “data driven” può non essere facile, è vero.

La causa principale potrebbe derivare dalla realtà dei dati di oggi: il volume, la varietà e la tipologia, la velocità delle informazioni sono tutte dimensioni che hanno accelerato drasticamente e, a volte, questa onda lunga ha sommerso strutture che non erano così pronte, invece, a cavalcarla.

Senza ombra di dubbio, oggi generiamo dati in una maniera molto più veloce di quanto siamo in grado di capirli. IDC, per fare un esempio concreto, prevede che entro il 2025, tra soli 3 anni, i dati mondiali saliranno a 175 zettabyte (1 ZB = 1 trilione di byte).

Per avere un’idea di cosa stiamo parlando, se provassi ad archiviare quei dati in una pila di dischi Blu-ray (supporti digitali che permettono di contenere fino a 200 GB ciascuno), sarei in grado di andare sulla Luna e tornare indietro per ben 23 volte.

Ci sono certamente tre ingredienti che non possono mancare nel voler andare verso questa direzione:

  • Persone che hanno l’entusiasmo di contribuire all’organizzazione con la voglia imparare costantemente cose nuove fa la differenza. Essere messi in condizione di collaborare tra tutti e poter avere la possibilità di accedere ai dati per continuare a imparare sono certamente ottime cose.
  • Processi per definire i passaggi necessari alla collaborazione tra le persone e processi che assicurino che le decisioni siano basate sui dati e non prese in modo casuale.
  • Tecnologie in grado di consentire alle persone di poter sfruttare meccanismi di self-service sui dati, che permettano di costruire piattaforme scalabili, che si prendano cura di automazioni e qualità del dato.

Diventa quindi evidente che senza persone, processi, tecnologie corrette è quasi impossibile rispondere a domande fondamentali come:

  • Quali dati ho?
  • Sono affidabili e sicuri?
  • Le persone riescono a utilizzare i dati di cui hanno bisogno per prendere decisioni giuste?
  • Stiamo gestendo i dati in modo conforme?
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Dalla mia esperienza e dall’osservazione concreta di realtà non solo italiane, ci sono due attributi chiave per poter andare verso trasformazioni di successo basate sui dati:

  1. Il primo, ovviamente, è avere le giuste capacità (persone, processi, tecnologie)
  2. Il secondo è stabilire una cultura dei dati per poterne trarre davvero un vantaggio

Stabilire e abbracciare una cultura dei dati per realizzare questa piena trasformazione e avere successo è indispensabile.

Invece che ragionare sulla teoria, potrebbe essere utile analizzare come Harvard Business Review abbia rilevato che le organizzazioni che utilizzano i dati per accompagnare e guidare le loro trasformazioni sperimentano:

  • Una crescita del 54% di ricavi e profitti
  • Un miglioramento del 62% della soddisfazione dei loro clienti
  • Un time to market più rapido del 44%

Secondo un sondaggio condotto da PwC su oltre 1.000 dirigenti, le organizzazioni altamente basate sui dati hanno una probabilità tre volte maggiore di segnalare miglioramenti significativi nel processo decisionale rispetto a quelle che fanno meno affidamento sui dati.

L’idea diventa quindi quella di combinare le giuste capacità con una cultura appropriata: si ha l’opportunità di anticipare e servire meglio i propri clienti, trasformare i prodotti seguendo le vere necessità, responsabilizzare i dipendenti e ottimizzare le operazioni meglio della propria concorrenza.

Se volessimo provare a schematizzare, questo approccio permetterebbe di:

  • Aiutare a creare nuovi prodotti innovativi
  • Costruire modelli di business completamente nuovi
  • Migliorare l’esperienza del cliente
  • Favorire la differenziazione sul mercato e la crescita dei ricavi

Se è vero che questo processo d’innovazione non è nuovo, è altrettanto verso che le organizzazioni che hanno utilizzato nel tempo persistenza, resilienza, esecuzione e una spinta incessante a utilizzare i dati per prendere decisioni più informate sono ciò che distingue chi prevale da chi continua a lottare.

In questo momento, la sfida più grande per le organizzazioni che lavorano sulla propria strategia sui dati potrebbe non avere a che fare con la tecnologia: spesso il cambiamento culturale è l’imperativo aziendale più critico.

In tutta sincerità, è un problema comprensibile: diventare “data driven” riguarda principalmente la capacità delle persone e, quindi, delle organizzazioni di adattarsi al cambiamento.

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Aziende data driven, la resistenza al cambiamento

È difficile che le aziende di lungo corso, quelle che hanno avuto successo nel corso di generazioni o secoli, cambino dall’oggi al domani (“siamo sempre andati bene così”): se pensassimo all’adozione di internet attraverso sforzi di trasformazione digitale diremmo che il vero utilizzo è avvenuto nel corso degli ultimi 25 anni. Allo stesso modo un cambio culturale profondo, come quello basato sulle informazioni, non può avvenire nel giro di una settimana.

Un fattore certamente abilitante, spesso, deriva anche dal cambio culturale che le persone stesse stanno vivendo al di fuori dell’ambito lavorativo: oggi – ad esempio grazie ai nostri telefonini – chiunque consuma informazioni molto più del passato, quando vuole e come vuole.

Per questo torniamo al fatto strutturale citato poco sopra: la quantità di dati che viene creata ogni giorno continua a proliferare a velocità esponenziale.

Così, con una maggiore potenza di calcolo, possibilità di memorizzazione teoricamente infinita grazie alle tecnologie cloud, bassissimi costi d’investimento, le aziende sono in grado di elaborare enormi quantità di dati per generare risposte precise ed efficaci, piuttosto che fare affidamento su campioni di dati rappresentativi o, ancora peggio, su sensazioni di singoli.

L’azienda data driven

Diventare un’organizzazione basata sui dati è un viaggio, da fare nel tempo, misurato in anni e talvolta decenni. Ci sono dei passi che le organizzazioni possono intraprendere per accelerare questi sforzi? L’esperienza e l’analisi ci dicono che ci sono approcci simili su chi ha intrapreso con successo questa strada:

  • Pensare in modo diverso
  • Fallire velocemente, imparare più velocemente
  • Concentrarsi sul lungo termine

Per andare nella giusta direzione ci sono tre fasi da tenere in considerazione:

  1. Creazione e integrazione dei dati: creare e raccogliere tutti i dati rilevanti, quindi integrare e trasformare i dati (grezzi) in informazioni (utili)
  2. Intelligenza e analisi: avere la capacità di estrarre valore dal patrimonio a disposizione
  3. Gestione delle decisioni: possedere la capacità di prendere decisioni e intraprendere azioni sulla base della conoscenza estratta dai dati

Se volessimo citare qualche esempio di aziende di successo che si basano sui dati?

Potremmo citare Netflix, Uber, Spotify, Airbnb.

Credo che ognuna di queste aziende possa sfruttare tre diversi vantaggi derivanti dal loro essere data driven:

  1. Prendere decisioni più sicure
  2. Essere più proattivo
  3. Realizzare risparmi sui costi

Le organizzazioni spesso pensano ai dati come a un’entità separata e non come una componente strategica della misurazione del successo: un elemento utile per rafforzare la propria posizione, ma non lo standard o la base per una pianificazione strategica.

Essere guidati dai dati è più di una tattica o un approccio utile alla strategia o allo sviluppo: è una mentalità culturale in grado di dirci tutto ciò che ci è utile per sapere dove siamo e cosa può succedere in futuro.

In quest’ottica, la società di consulenza McKinsey suggerisce tra le altre cose di:

  • Incorporare i dati in ogni decisione, interazione e processo
  • Elaborazione e disponibilità dei dati in tempo reale
  • Fornire dati integrati e pronti per l’uso per avere viste complete
  • Ampliare il ruolo del Chief Data Officer per generare valore (ad esempio per sviluppare nuove fonti di reddito come risultato della monetizzazione dei servizi e della condivisione dei dati)
  • Automazione e governance della gestione dei dati.

Conclusioni

Cito, dal suo ultimo libro “I piani del nemico”, Alessandro Vespignani, professore universitario presso la Northeastern University e direttore fondatore del Northeastern Network Science Institute: “La gestione della pandemia ha generato montagne di dati, questo è certo. Ma non sono stati usati come sarebbe stato possibile. Tracciamento digitale dei contatti, sequenziamento genomico del virus, mobilità della popolazione: le informazioni c’erano, ma non hanno trovato sistemi di sanità pubblica preparati a usarli. Se non si traducono in conoscenza e azione, i dati sono inutili. Servono le capacità operative.”

Nella sostanza, il professore, non fa altro che esprimere lo stesso concetto di Henri Poincaré, matematico, fisico e filosofo della scienza francese, quando diceva: “L’accumulazione dei dati non è scienza più di quanto un mucchio di mattoni non sia una casa”.

Nei prossimi anni, tutto il genere umano si troverà obbligato a dare, possibilmente in maniera veloce, delle risposte a temi che non possono che diventare prioritari come, per citarne alcuni: il cambiamento climatico, l’esaurimento delle risorse, il degrado ambientale.

Si tratta di sfide inedite ed epocali dove, molto probabilmente, la soluzione comincia proprio dai dati che abbiamo a disposizione e dalla capacità di leggerli, comprenderli, usarli con tecnologie, intelligenze, algoritmi adeguati.

Alla fine di tutto, un’organizzazione basata sui dati è un’impresa in cui ogni persona che prende decisioni ha accesso ai dati (corretti e certificati) di cui ha bisogno, quando ne ha bisogno.

Per arrivare qui è necessario che le organizzazioni eseguano una serie di passaggi che iniziano con la creazione di una solida base dati con un’architettura moderna e flessibile, utilizzando anche le più recenti tecnologie: fornire dati come servizio in tutta l’azienda fornisce quell’unica versione della verità utile a chi deve prendere decisioni corrette e vitali.

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