Digital transformation, aziende a caccia di Chief data officer - Big Data 4Innovation
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Digital transformation, aziende a caccia di Chief data officer

Digital Transformation
Antonello Salerno

Nelle aziende alle prese con la digital transformation, per trarre il massimo dei vantaggi da questa rivoluzione, sarà sempre più centrale il ruolo del Chief data officer. E’ quanto emerge dalla ricerca “2018 global state of enterprise analytics” appena pubblicato da Microstrategy, società specializzata nella fornitura di enterprise analytics e applicazioni mobili. Lo studio ha coinvolto 500 professionisti enterprise a livello globale e il 90% di loro si è detto certo che dati e analytics siano centrali per la trasformazione digitale delle proprie aziende, prevedendo più investimenti su questi due asset per i prossimi cinque anni.

Dal report emerge però un disallineamento tra le convinzioni del professionisti, convinti nella maggior parte dei casi di avere in azienda alte competenze nel campo degli analytics, e la realtà che invece evidenzia come le loro realtà siano invece spesso ferme ai primi stadi del percorso, con dati e analytics utilizzati soprattutto per migliorare i processi, l’efficienza dei costi, la strategia e il cambiamento, con un occhio di riguardo verso la sicurezza delle applicazioni.

Secondo l’opinione più diffusa nel campione preso in esame dalla ricerca, tra gli obiettivi principali degli analytics c’è quello di ottenere vantaggi competitivi migliorando la customer experience e creando nuovi modelli di business, migliorando efficienza e produttività e acquistando più velocità ed efficacia nei processi di decision making.

Il 57% degli intervistati inoltre ha un Chief Data Officer in azienda, e questo ruolo è considerato cruciale per la democratizzazione di dati e analytics aziendali. Secondo questa ricerca, se l’84% dei team di management ha accesso a dati e analytics delle aziende, non è così per il 48% dei dipendenti front-line, ostacolando i processi decisionali in tempo reale con un impatto anche sui profitti.

Quanto al capitolo investimenti, sono prevista in generale in crescita per i prossimi anni, in parallelo con gli investimenti per assumere nuovi talenti specializzati in materia. 

Ma quali sono gli ostacoli che le aziende trovano sulla propria strada e che frenano l’innovazione in questo settore? Al primo posto c’è la preoccupazione per la privacy e la sicurezza dei dati, evidenziato dal 49% del campione, seguita dalla democratizzazione dei dati all’interno della propria azienda (33%) e da una mancanza di formazione su come sfruttare al meglio il crescente flusso di informazioni (29%).

Le tecnologie emergenti per i prossimi anni, conferma la ricerca, sono Cloud computing, big data e AI / machine learning, destinati ad avere un forte impatto sulle operazioni analytics. A seguire Internet of Things (16%), Digital Identity Management (12%), Blockchain (7%) e Voice/NLG (3%) seguono subito dopo in classifica. 

“Come emerge dalla ricerca, analytics e business intelligence hanno registrato finora rapidi progressi, con una forte crescita negli ultimi due anni rispetto all’ultimo decennio”, afferma Marge Breya, senior executive vice president & Chief marketing officer in MicroStrategy Incorporated – Ora ci confrontiamo con i team di diverse divisioni business, non solo con i Cio, per infondere intelligence a processi, applicazioni e device. Grazie a una strategia di analytics e a una piattaforma di tecnologia avanzata, le aziende data-driving stanno ottenendo vantaggi competitivi importanti come processi decisionali più veloci ed efficaci e performace finanziarie migliori”. 

“I risultati della nostra ricerca sono in sintonia con i nostri clienti e dimostrano che le aziende stanno facendo a gara per rendere disponibili dati e analytics nella mani di ogni decision maker all’interno dell’azienda – aggiunge Steve Holdridge, senior executive vice president, worldwide services, MicroStrategy Incorporated – A nostro parere, per vincere la gara è necessario integrare tecnologie all’avanguardia ed effettuare assessment regolari, che stabiliscano benchmark e percorsi per rendere le aziende sempre più data-driven, smart e di successo”. 

Giornalista dal 2000, dopo la laurea in Filologia italiana e il biennio 1998-2000 all’Ifg di Urbino. Ho iniziato a Italia Radio (gruppo Espresso-La Repubblica). Poi a ilNuovo.it, tra i primi quotidiani online nati in Italia, e a seguire da caposervizio in un’agenzia di stampa romana. Dopo 10 anni da ufficio stampa istituzionale sono tornato a scrivere, prima su CorCom, nel 2013, e poi anche per le altre testate del gruppo Digital360. Mi muovo su tutti i campi dell’economia digitale, con un occhio di riguardo per cybersecurity, copyright-pirateria online e industria 4.0.

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