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Chief information officer (CIO): chi è, evoluzione del ruolo, quale rapporto con i big data

Con l'obiettivo di individuare i percorsi più adatti per attuare la trasformazione digitale e aumentare la produttività aziendale, il CIO lavora a stretto contatto con funzionari e tecnici. Ecco il suo identikit: ruolo, formazione, stipendio [...]
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Il Chief information officer (l’acronimo è CIO), un tempo dirigente d’azienda responsabile del management e dell’implementazione delle tecnologie in ambito enterprise, è oggi un vero protagonista del cambiamento in azienda. Di fatto, è colui che abilita, tramite gli applicativi transazionali e l’architettura di raccolta dati, la trasformazione digitale, passando dallo studio dei pattern nei dataset storici all’adozione dei modelli predittivi.

Il CIO deve scegliere e decidere come agire, grazie a un mix di competenze tecnologiche e di business. Per rispondere alle sfide dell’era data driven, delle piattaforme in real time e del lavoro ibrido.

Questa figura professionale è sempre più propensa a dialogare con i capi delle linee di business e dell’azienda, perché la trasformazione digitale dell’azienda costringe i fornitori a cambiare approccio con i clienti, riqualificando risorse, delivery, scenari internazionali (alla luce dei cambiamenti geopolitici e delle supply chain sotto stress).

Il CIO dunque occupa un ruolo significativo e di crescente importanza nell’attuale scenario di centralità dell’IT, del data science e del machine learning, nelle strategie core di business, perché si relaziona con tutte le funzioni aziendali:

  • risorse umane;
  • ambito finanziario;
  • ricerca e sviluppo;
  • controlling;
  • supply chain;
  • produzione, logistica, vendita, fatturazione eccetera.

Il tutto all’insegna della qualità per coniugare il valore delle innovazioni con i processi.

Questo job title entrò in voga negli anni ’80; da allora, con l’avvento della Rete, il CIO si è evoluto, fino a ricoprire incarichi apicali. Una figura professionale in grado di far funzionare e automatizzare i processi di business, coniugando il compito sia di interfacciarsi con gli stakeholder di filiera che di aumentare la competitività del business aziendale.

Il ruolo è dunque in piena evoluzione, anche in grado di:

  • far funzionare e automatizzare i processi di business in una visione di rottura dei silos aziendali;
  • abbracciare il cloud, la sicurezza informatica, il nuovo approccio al cliente / dipendente digitale (employee expertise);
  • ri-orientare l’azienda come piattaforma secondo tre direttrici: adottare un approccio in real time (verso quella l’Economist definisce Instant Economy), la modalità di lavoro ibrido, l’approccio data driven (secondo il paradigma del valore dei dati).

L’IT è infatti diventata il sistema nervoso delle aziende; man mano che il digitale diventa la priorità di un’organizzazione, il CIO deve progettare le strategie di big data e analisi in modo da poter ottenere un impatto sul business.

 

Chief information officer (CIO): chi è e cosa fa
(Credits: shutterstock_1693977688)

Chi è un Chief information officer (CIO)

Il Chief information officer (CIO) monitora e supervisiona persone, processi e tecnologie in una organizzazione, con lo scopo di assicurare il raggiungimento degli obiettivi di business previsti.

Il CIO affronta tre sfide principali:

  • capire l’innovazione;
  • ideare una visione;
  • guidare il cambiamento.

Responsabile della gestione strategica dei sistemi informativi, in genere risponde direttamente all’amministratore delegato (Ad). Soprattutto all’estero, può capitare che il CIO entri a far parte dell’executive board e del Consiglio di amministrazione (Cda).

Il CIO deve ragionare a lungo termine, deve affiancare alle skill tecnologiche anche quelle di business, sapere quando correggere il tiro e quando adottare un modello as a service.

Attualmente, si distinguono due qualifiche per il CIO:

  • la figura del CIO tradizionale;
  • il transformational CIO, una figura business oriented, focalizzata su progetti integrati.

 

Evolving role of the CIO

Video: Il ruolo in evoluzione del CIO – Deloitte US

L’agenda del CIO

Compito del CIO è supervisionare servizi base che abilitano processi di business come:

  • interoperabilità per garantire la condivisione dei dati;
  • produzione (in ottica Industry 4.0 con IoT e analytics in real time) e logistica (supply chain e fattore geopolitica);
  • vendita e delivery;
  • infrastruttura scalabile;
  • comunicazione con fornitori e clienti;
  • fatturazione e incasso;
  • connettività internet (ma oggi anche Internet of things);
  • video conferenze;
  • ERP, CRM (sempre più in cloud) per migliorare il profiling e le campagne di marketing, mirate per target, archiviazione in multicloud, processi industriali produttivi;
  • modello XaaS (per ottimizzare il modello di spesa, accelerare effort nuove applicazioni e processi di business, trasferire budget IT verso progetti a maggior valore);
  • soluzioni RPA nei processi labour intensive;
  • business intelligence e reportistica;
  • AI e machine learning per aiutare a migliorare e sviluppare il business, creando servizi e prodotti ad hoc e target mirati, rilevando anomalie attraverso la manutenzione predittiva e tagliando i budget IT grazie alla servitization.

Il CIO deve anche permettere lo svolgimento di ogni attività nel modo più efficiente e produttivo, più veloce e nella maniera più economica possibile: grazie a una cultura dell’errore e a una contaminazione della piattaforma per integrare le innovazioni (AR e VR, 5G, edge computing, quantum computing eccetera).

Il CIO nella PA: la sfida del PNRR

L’attività del CIO nell’ambito della PA va osservata alla luce dei 49 miliardi del Pnrr per i progetti regionali da rendere coerenti con quelli centrali.

Per poter usufruire degli investimenti che il governo mette in campo, infatti, , secondo il CIO Club Italia bisogna:

  • garantire l’interoperabilità tra i grandi enti dello stato (Inps, Inail, Istat eccetera);
  • offrire strategie di condivisione dei dati su piattaforma per rendere l’Italia connessa finalmente digitale.

Nella PA è stato introdotto anche il Responsabile della Trasformazione Digitale, ruolo a volte integrato con quello del CIO.

Il CIO a un bivio

In ambito anglosassone, fino a qualche anno fa si distinguevano due qualifiche:

  • la figura del CIO tradizionale;
  • il transformational CIO, una figura più tech-centrica, focalizzata su progetti integrati.

Significa che il CIO deve occuparsi di direttive strategiche come:

  • la governance dei processi attraverso la leadership operativa;
  • l’eccellenza del prodotto;
  • integrazione dei sistemi legacy col cloud;
  • la fidelizzazione del cliente (loyalty) attraverso offerte personalizzate e migliore customer experience;
  • l’adozione di Advanced Analytics;
  • il supporto dell’azienda che crea valore e le sue prospettive future.
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Oggi il CIO è a un bivio. Deve decidere se: ricoprire un ruolo strategico sia all’interno che all’esterno dell’azienda; svolgere un ruolo operativo da abilitatore della strategia digitale, lasciando ad altri le decisioni strategiche.

Cosa fa un Chief information officer

Il CIO è generalmente il responsabile della funzione IT in ambito enterprise, ma svolge mansioni che richiedono conoscenze a 360 gradi, che comportano conoscenze trasversali sia della realtà in cui lavora che dello scenario in cui opera. Di norma il CIO riporta direttamente al Chief executive officer (CEO)..

Dunque, il suo compito prevalente consiste nell’assumere la guida strategica dei sistemi IT aziendali con lo scopo di:

  • allineare il nuovo scenario competitivo con quello tecnologico di monitoraggio dei dati in real time (big data analytics), reagire velocemente ai cambiamenti di scenario, azzerando eventuali perdite immediate e proiettando il business nel futuro, permettendo all’impresa di rimanere rilevante;
  • il mantenimento e l’ottimizzazione dei processi IT interni;
  • l’aumento della produttività aziendale;
  • produrre beni e servizi che evolvono velocemente e siano in grado di creare maggiore valore, in linea con la domanda di mercato e i costi industriali, scoprendo eventuali inefficienze che generano scostamenti e aiutando a intraprendere tempestivamente azioni correttive;
  • rendere più semplici e automatizzate le attività complesse mediante l’adozione di intelligenza artificiale (AI) e machine learning.

In particolare, il transformational CIO si concentra sull’agenda dell’innovazione, per restare al passo con lo sviluppo tecnologico dettato dalla trasformazione digitale, perché: se la tecnologia fa girare il business dell’azienda, allora la tecnologia è il business; prima l’azienda vendeva prodotti, adesso vende anche dati o connettività o customer experience.

Video: Chi è un Chief information officer

CIO e big data

Quale relazione esiste fra il CIO e i big data? Dal momento che una delle maggiori opportunità per le aziende deriva dalla grande quantità di dati che le organizzazioni – e gli oggetti – producono e dal valore che questo può creare per tutto – dalle catene di approvvigionamento allo sviluppo di nuovi prodotti – la chiave di successo per un CIO è essere in grado di gestire quei big data e la maggiore complessità che comportano in un modo che porta a un’innovazione a valore aggiunto.

Ma che differenza corre tra il Chief Information Officer e il Chief Data Officer (CDO)? Insomma, perché sarebbero necessari un capo dei dati e un capo delle informazioni? Dati e informazioni non sono sinonimi? Qual è la distinzione che giustifica i due ruoli?

Tutto ciò si rifà all’emergere del ruolo di Chief Data Officer e alla sua evoluzione. Gran parte della discussione si concentra su a chi questo ruolo dovrebbe riferire nella gerarchia di gestione, quale dovrebbe essere il mandato organizzativo ottimale e l’ambito di responsabilità. Di conseguenza, molte organizzazioni hanno collocato il ruolo di CDO all’interno della funzione di Chief Information Officer. L’ipotesi operativa, in questi casi, è che i dati rappresentino un sottoinsieme o una sottofunzione della gestione delle informazioni.

Se i CIO delle origini erano tecnici qualificati, in seguito il ruolo si è evoluto abbracciando una logica strategica, orientata al business. Dunque, le competenze richieste per ricoprire la posizione con efficacia e con successo si sono evolute.

I CIO del 21° secolo non sono solo degli esperti di tecnologia e innovazione, ma guardano al business da una posizione privilegiata e trasversale su tutte le funzioni aziendali, compresi il settore industriale e le specificità dell’organizzazione.

Con l’emergere della funzione del CDO, il ruolo e le responsabilità del Chief Information Officer (laddove i due ruoli non sono accorpati in un’unica figura) si sono evoluti. Tanto che per alcuni osservatori il ruolo tradizionale del CIO è diventato più focalizzato sulle infrastrutture e meno sulle informazioni. I sostenitori di questa visione ritengono più appropriato descrivere la funzione del CIO come Chief Information Technology Officer, a causa del ruolo che questo svolge nella gestione delle funzioni IT (Information Technology) per l’azienda.

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Competenze del Chief information officer

Quando per ricoprire il ruolo di Chief information officer non esistevano ancora percorsi formativi ad hoc, i corsi di laurea più richiesti erano:

  • Informatica;
  • Ingegneria gestionale;
  • Economia;
  • Comunicazione e marketing.

Oggi il Chief information officer è in prevalenza un informatico o un ingegnere informatico, che deve possedere, o comunque saper affinare, hard e soft skill per poter comprendere le dinamiche del mercato e prepararsi a rivedere il modello di business aziendale, nel caso in cui risulti necessario: rielaborarlo totalmente; apportare le necessarie modifiche; aggiornarlo secondo le direttrici dettate dalle nuove abilitazioni del digitale.

Per poter svolgere al meglio i propri compiti, il CIO deve essere in possesso sia di skill tecniche che di competenze più trasversali.

Hard skill

  • competenze nella Data Science;
  • essere aggiornato sulle principali strategie di cybersecurity;
  • saper trarre beneficio dagli algoritmi di artificial intelligence;
  • possedere skill in area manageriale e business.

Soft skill

  • adottare un approccio analitico e mitigare rischi operativi e di sicurezza;
  • project management e problem solving, per rendere più produttivi i data scientist;
  • affinare competenze di leadership, coniugando passione ed entusiasmo, con ispirazione e motivazione, per guidare l’impatto del business attraverso gli investimenti in data science;
  • saper gestire la flessibilità e il time management;
  • essere un abile comunicatore e possedere capacità di ascolto;
  • adottare un approccio proattivo senza stress e abbracciare i capisaldi di change management.

In poche parole, il CIO deve rendere versatile l’azienda in cui lavora, in modo da: adattarla ai cambiamenti; sfruttare le risorse con nuove competenze; adottare l’approccio e tutti gli strumenti del change management in uno scenario in cui il cambiamento rappresenta una costante.

Il CIO aiuta le organizzazioni a colmare il divario, a gettare un ponte, fra le idee che creano valore e l’adozione di un processo innovativo versatile per attuare tali idee di business, evitando al contempo di far lievitare i costi operativi.

Molte decisioni tecnologiche non ottengono un sufficiente controllo aziendale al di là dei costi e delle discussioni strategiche di alto livello. I CIO trasformativi non si accontentano di quel tipo di interazione, articolando invece come una soluzione proposta risolve il problema aziendale sottostante, quali approcci alternativi esistono e i pro e i contro di ciascuno. Un CEO potrebbe trovare questo livello di conoscenza così importante da chiedere al CIO di presentare periodicamente al consiglio di amministrazione modelli di business guidati dalla tecnologia.

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Compiti di un Chief information officer

Tradizionalmente, per ottenere risultati in linea con gli obiettivi aziendali, il Chief information officer si occupava principalmente di:

  • gestione dei dipendenti del settore IT;
  • supervisione dell’adozione delle innovazioni (data science, AI eccetera);
  • sviluppo di software ad hoc;
  • lavorare a stretto contatto con l’Amministratore delegato;
  • auditability, governance e compliance nella gestione dei progetti.

Nell’era post-Covid il CIO non si limita più a ricoprire il ruolo del tecnologo, ma vanta l’ambizione e assume la responsabilità di rendersi partecipe dei cambiamenti culturali, manageriali; dunque della trasformazione digitale in grado di portare l’azienda al successo.

Oggi uno dei compiti principali dei CIO è rendere consapevole il board e l’intera struttura aziendale della priorità e centralità del percorso di trasformazione digitale per supportare nel tempo:

  • vendite;
  • profitti;
  • ricerca e sviluppo aziendale;
  • fidelizzazione dei clienti.

Questi cambiamenti includono l’adozione di pratiche agili all’interno dell’IT e in tutta l’azienda, l’espansione della suite di leader tecnologici e l’attenzione alla gestione dei talenti, una sfida perenne e crescente per l’IT, come sottolineato in alcuni report da McKinsey.

Chief information officer (Cio)

Gestione dei dipendenti del settore IT

Il CIO gestisce i dipendenti del settore IT, controllando cambiamenti ed evoluzioni e assicurando che ogni dipendente svolga correttamente i compiti assegnati.

Supervisione dell’adozione di nuovi sistemi e network

In qualità di responsabile informatico, il Chief information officer supervisiona le varie fasi del processo di implementazione di:

  • introduzione di data science;
  • adozione machine learning;
  • piattaforme cloud, in particolare nell’attuale contesto di ambienti ibridi multicloud.

Sviluppo di software ad hoc

Essendo responsabile dell’area IT, assume compiti anche nello sviluppo di nuovo software aziendale: creare o personalizzare nuovi sistemi; un applicativo ideato per soddisfare esigenze aziendali, in ambito AI o big data.

Lavoro a stretto contatto con l’AD

Con l’obiettivo di individuare i percorsi più adatti per attuare la trasformazione digitale e aumentare la produttività aziendale, il CIO lavora a stretto contatto con l’Amministratore delegato.

I CIO più efficaci sono manager che sanno come reingegnerizzare radicalmente i processi aziendali, dal momento che l’IT è già in ogni area aziendale. Inoltre, vantano capacità di leadership che consentono di convincere della necessità e dell’urgenza del cambiamento gli altri player aziendali. Sono i CIO, infatti, a gestire i ritmi dettati dalla trasformazione digitale e le eventuali complessità progettuali.

Il ruolo nella governance aziendale

Il CIO, in poche parole, traduce dal linguaggio del business a quello tecnico in modo da declinare le esigenze corporate in input operativi. Tuttavia, egli non si limita a conferire le attività operative legate al suo ruolo. Infatti, con l’ago della bussola puntato sugli obiettivi aziendali, il Chief Information Officer mantiene saldamente il controllo sulle prestazioni (monitoraggio di performance che devono allinearsi con la risposta al rischio) della gestione e continua ad aggiornarsi costantemente sui cambiamenti IT, i framework globali (che premono per una formazione e un aggiornamento continui, secondo le best practice per le organizzazioni), le metodologie da applicare, le normative con impatto sul business, promuovendo la cooperazione e la comunicazione tra i processi e naturalmente le tendenze di mercato.

Tutto ciò è possibile grazie a un’organizzazione agile che permetta al CIO di superare eventuali gap dovuti ad “eccessi di delega” che potrebbero emergere nella fase di assegnazione delle attività operative (soprattutto la gestione di servizi) al di fuori dei suoi compiti IT.

In base ai framework internazionali, il CIO assume tutte le decisioni di business in seguito un’accurata analisi del rischio, svolta dopo attento esame degli effetti sull’intera azienda.

Inoltre, i cambiamenti legati all’evoluzione delle tecnologie hanno moltiplicato le posizioni organizzative ad alta specializzazione:

  • CISO;
  • IT Service Manager;
  • IT Risk Manager;
  • ERP Governance;
  • Enterprise Network Manager;
  • IT Customer Care.

Figure che poi affiancano altri ruoli tecnici (dal webmaster network manager fino al Dba).

A sottolineare il cambiamento di ruolo del CIO è l’acronimo I&T che sta per “informazione e tecnologia” di gestione dell’informazione, per sottolineare l’esigenza di un approccio globale e una visione olistica nella governance dei processi informativi, indicando che si tratta di due entità che sono separate ma al contempo interdipendenti.

Sotto questo profilo, il CIO governa le informazioni dotate di valore per l’azienda e gli strumenti, frutto dell’evoluzione tecnologica, per trattarle.

Il ruolo del CIO nella governance aziendale denota che l’IT non è più visto come un costo bensì come una leva competitiva. Dunque deve re-immaginare l’IT sui processi aziendali al fine di far crescere il business.

Il CIO dunque crea valore, grazie alle analisi di rischio svolte mediante una visione globale su tutte le attività corporate e attraverso collaborazione e sinergia per governare i processi.

In questo scenario di processi aziendali collaborativi, la visione olistica del CIO lo rende il vero gestore del servizio I&T in grado di allineare le operazioni della struttura agli obiettivi corporate.

In conclusione, il CIO delega la gestione operativa, ma governa il controllo per far fede alla sua accountability.

La cooperazione avviene in sinergia con altri ruoli aziendali, soprattutto con l’ERM e l’Internal Audit. L’ERM valuta la maturità dei processi, mentre l’Internal Audit assicura che le prestazioni monitorate siano in grado di allinearsi con gli obiettivi aziendali previsti.

La governance aziendale ha rimodellato strutture e interconnessioni sempre più complesse.

Poiché l’ERP non è più un database di dati gestionali aziendali, bensì un sistema integrato nei processi aziendali, il CIO esercita la sua accountability, assicurando il rispetto del livello di servizio deciso dall’organizzazione.

Dunque, il CIO ottempera alle responsabilità del suo mandato se crea valore allineandolo alle attese aziendali, mediando fra gli interessi operativi degli utenti di servizi o dei fornitori.

Stipendi dei CIO

Gli stipendi per la professione di Chief information officer spaziano da 80mila a 180mila euro; la forbice dipende molto dalle dimensioni aziendali, ovvero se si tratta di una Pmi o di una multinazionale, e dal settore, pubblico o privato.

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