PA 4.0: focus sugli Open Data anche nei comuni piccoli e nel Sud

L’indagine realizzata da FPA, in esclusiva per Dedagroup Public Services, rileva come l’innovazione nei servizi pubblici non sia più un’esclusiva delle grandi città e del Nord. Open Data ancora da sviluppare. I social network, invece, in crescita [...]
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La digitalizzazione non è più un’esclusiva delle grandi città e delle regioni del Nord, coinvolge anche i centri più piccoli e le città del centro-sud. Gli Open Data sono ancora da sviluppare, i social network, invece, in crescita. Lo svela la seconda edizione dell’“Indagine sulla maturità digitale dei Comuni capoluogo” realizzata da FPA per Dedagroup Public Services, società impegnata nella costruzione di nuove infrastrutture pubbliche digitali. Diffusa in occasione di FORUM PA 2020, ha misurato l’avanzamento della PA italiana nel percorso di innovazione attraverso l’analisi qualitativa di un campione di 109 Comuni capoluogo.

A disposizione dei comuni, uno strumento di auto valutazione per verificare il grado di digitalizzazione raggiunto e l’evoluzione nel tempo, confrontarsi con altri Enti e capire su quali ambiti intervenire per migliorare. Si tratta del modello Ca.Re. (Cambiamento Realizzato) di Dedagroup, frutto di una rielaborazione del DESI (Digital Economy & Society Index) rispetto agli obiettivi della strategia nazionale sulla PA digitale e di una sua contestualizzazione a livello locale.

Fabio Meloni, Amministratore Delegato di Dedagroup Public Services ha commentato “Oggi il percorso di digitalizzazione è all’effettiva portata di tutti i Comuni, grandi e piccoli, indipendentemente dalle risorse finanziarie a disposizione. La necessità è di promuovere e sviluppare servizi digitali realmente efficaci perché progettati per mettere al centro l’esperienza del cittadino-utente e utili grazie all’impiego di open data certificati ad alto contenuto informativo. Una nuova consapevolezza riguarda la necessità di comunicare i servizi correttamente attraverso tutti i canali possibili”.

Cosa incide maggiormente sulla maturità digitale dei Comuni?

L’indagine evidenzia che la digitalizzazione non è più un percorso riservato solo alle amministrazioni più grandi, più strutturate e dotate di maggiori risorse economiche e professionali. Più che la collocazione geografica o la dimensione demografica, a contare sul percorso della digitalizzazione sono altri fattori.

Gianni Dominici, Direttore Generale di FPA ha sottolineato due elementi. Innanzitutto, la capacità dei Comuni di “fare rete” con altre amministrazioni. Infatti, la condivisione di esperienze, risorse e professionalità e lo sviluppo di progettualità condivise rappresenta un aspetto chiave per raggiungere gli obiettivi definiti dal Piano triennale. Il secondo riguarda la cultura del dato, un aspetto su cui si deve lavorare ancora molto, visto che anche i Comuni più maturi risultano indietro sia dal punto di vista della quantità che della qualità di dataset rilasciati in formato aperto.

Importante è la capacità di integrare i servizi con le piattaforme e gli strumenti realizzati a livello centrale dal Team per la trasformazione digitale in collaborazione con AgID, oggi a disposizione di tutte le amministrazioni italiane e che consentono di effettuare un cambio di passo nel percorso di digitalizzazione.

Ultimo aspetto è la capacità di sfruttare le opportunità offerte dall’accelerazione del Cloud PA, accompagnato dall’obbligo di approvvigionarsi di soluzioni SaaS qualificate da AgID, per usufruire di soluzioni flessibili e scalabili per la gestione dei procedimenti amministrativi.

Maturità digitale: indici e classifiche

Tre sono le dimensioni prese in esame per valutare la maturità digitale delle città:

  1. Digital public services, che misura il livello di disponibilità online dei principali servizi al cittadino e alle imprese erogati dai Comuni capoluogo;
  2. Digital PA, che misura il livello di integrazione dei Comuni rispetto alle principali piattaforme abilitanti individuate dal Piano triennale per l’informatica pubblica (SPID, PagoPA e ANPR);
  3. Digital Openness, che misura il livello di apertura dell’amministrazione comunale in termini di numerosità e qualità dei dati aperti rilasciati e il livello di comunicazione con la comunità di riferimento attraverso l’attivazione dei canali social.
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Per ciascuno di questi indici è stato calcolato, il livello di maturità digitale di ogni comune capoluogo ed è stato delineato l’Indice complessivo Ca.Re. (Cambiamento Realizzato) che rappresenta la sintesi dei risultati ottenuti nelle tre dimensioni.

Paragonando il percorso di digitalizzazione ad una corsa di velocità, l’indagine individua tre classi di maturità digitale che vede i Comuni collocati in tre momenti: “Blocchi di partenza”, “Stacco” e “Spinta”. Su 109 Comuni capoluogo, 35 sono nella fase “Spinta” e hanno raggiunto un buon grado di maturità digitale, 37 si attestano nella fase di “Stacco” e altrettanti si collocano ai “Blocchi di partenza”.

Nel complesso, a ottenere la migliore performance dal punto di vista territoriale sono i capoluoghi del nord-ovest (12 su 24 si collocano nella fase “Spinta”, 6 nella fase “Stacco”) e del nord-est (11 Comuni su 24 in fase “Spinta”, 9 in fase “Stacco”), e spiccano ancora i grandi comuni (ben 11 dei 12 Comuni con più di 240mila abitanti sono in fase “Stacco”, uno solo in fase “Spinta”). Tuttavia, anche il Sud ha realtà che performano bene: si collocano nella fase “Spinta” Bari, Cagliari, Matera, Napoli, Palermo e Reggio Calabria.

Inoltre, si conferma una certa vitalità delle realtà medie e medio-grandi, con un buon numero di capoluoghi con maturità digitale elevata (12 città con popolazione compresa tra i 60mila e i 120mila abitanti, 9 città con popolazione compresa tra i 120mila e i 240mila abitanti), ma non mancano Comuni sotto i 60 mila come le due piccole città lombarde di Lodi e Mantova.

Open Data: la maturità è scarsa

Dei 109 Comuni capoluogo, pochi top performer si contraddistinguono per numerosità dei dataset rilasciati, la maggior parte evidenzia un basso livello di maturità della cultura del dato. I dataset pubblicati sono poco più di 17.000: 48 città su 109 non hanno ancora pubblicato nemmeno un dataset sui propri portali, e 28 Città hanno reso disponibili meno di 100 dataset.

Spiccano 6 grandi città (Bologna, Roma, Firenze, Torino, Palermo e Milano) che con più di 1.000 dataset sui loro portali confermano l’utilizzo degli open data come elemento fondamentale della propria strategia di digital transformation. Lo stesso anche per realtà più piccole come Pisa, Lecce e Piacenza, che si attestano tra i 1.000 e i 500 dataset pubblicati. Tra i Comuni che si contraddistinguono per l’utilizzo di formati che abilitano livelli di interoperabilità maggiori, sono le già citate Roma, Firenze, Palermo e Milano, a cui si aggiungono Cesena e Pisa.

Sono i risultati dell’indice Digital Openness che indaga sulla pubblicazione di dati in formato aperto relativi all’attività dell’amministrazione e alla vita economica e sociale delle comunità come elemento per l’affermazione della “PA aperta”, misurando il numero di dataset pubblicati su portali dedicati e siti istituzionali ma anche parametri come qualità dei dati esposti, aggiornamento, documentazione e metadatazione, automazione nella produzione e nel rilascio, disponibilità di API (Application Protocol Interface).

Sì alla comunicazione sui social network

A livello generale il canale social più diffuso è Facebook (utilizzato da 95 amministrazioni), seguito da Youtube (attivo in 93 città), Twitter (85) e LinkedIn (84). Più basso il dato relativo a Instagram, con soli 67 Comuni attivi. Ancora poco diffuso Telegram, utilizzato soltanto da 45 città come strumento per informare tempestivamente la cittadinanza su novità, eventi e servizi erogati. Complessivamente, solo 23 Comuni tra i 109 monitorati utilizzano tutti i 6 strumenti analizzati.

E’ importante la capacità delle amministrazioni di raccontarsi in un contesto nuovo, in cui i cittadini ricevono continui stimoli e messaggi da piattaforme private che offrono servizi e opportunità di relazione sempre più avanzate. I canali social e i sistemi di messaggistica istantanea rappresentano strumenti utili per comunicare e interagire con la cittadinanza. Anche una comunicazione sempre più multicanale potrebbe consentire al Paese di riguadagnare posizioni nella classifica del DESI che nell’edizione 2020 ha fotografato la dicotomia tra l’effettiva disponibilità di servizi online offerti, e la loro scarsa fruizione da parte di cittadini e imprese.

 

 

 

 

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Immagine fornita da Shutterstock.

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