Come l’emergenza Covid-19 ha cambiato il mercato della business intelligence

I risultati di un questionario condotto su 400 professionisti del settore. Invariato il 70% dei budget mentre la grande maggioranza degli intervistati promuove lo smart working [...]
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Per quasi due mesi l’Italia ha affrontato un periodo di lock-down. Questo ha cambiato completamente le nostre abitudini quotidiane e allo stesso tempo costretto moltissime aziende a fermare le proprie attività produttive.

Di conseguenza, anche i dati raccolti dalle aziende e le loro analisi sono diminuite. Se le aziende non potevano produrre né vendere, non si “creavano” dati nei data base che raccontassero le vendite e gli altri principali processi di business. E allo stesso tempo se l’azienda era (per gran parte) chiusa, nessuno analizzava i KPI che solitamente vengono valutati. Il mondo della business intelligence quindi si è fermato con il lock-down?

Non proprio, perché, ad esempio, alcune multinazionali hanno avuto lock down differiti tra i vari paesi o perché per alcune aziende si sono fermate solamente alcune aree aziendali ed altre sono rimaste attive. Per questo si è assistito a un periodo particolare, perché se da un lato ci sono stati progetti sospesi o addirittura cancellati, in altri casi i progetti sono continuati e sono stati portati avanti in smart working al 100%.

Ci sono stati almeno due impatti sul mondo della business intelligence:

    • effetti dello smart working sul lavoro del consulente di business intelligence
    • cambiamento del mercato con progetti sospesi e possibili ricadute sui progetti futuri

Gli effetti dello smart working

Quello dello smart working si può considerare come uno degli esperimenti sociali e lavorativi più grandi e lunghi di sempre. Sul lungo periodo ci si accorge, per, che esistono anche tante “insidie” nel mondo dello smart working:

  • alienamento
  • doversi organizzare la giornata per non perdere la produttività
  • assenza di una netta separazione tra vita lavorativa e personale
  • difficoltà a gestire i figli piccoli in casa.

Cambiamenti nel mercato della business intelligence

Il Covid-19, o meglio il lock down totale di questo periodo, ha avuto anche un altro effetto.

Molte aziende sono state costrette a chiudere. Se chiudono o si fermano le aziende clienti, sorgono problemi anche per le aziende di consulenza.

È quasi automatico: se l’azienda è chiusa, nessuno ha bisogno di consultare dati e report.
E allora alcuni progetti sono stati messi in stand by e molti progetti che sarebbero potuti partire sono stati bloccati/rallentati in attesa di tornare alla normalità.

Il mercato della business intelligence, e forse ancora di più quello della consulenza IT, è sempre stato visto come un mercato molto vivace in cui è facile cambiare azienda per cui si lavora ed è molto raro sentire di consulenti in cassa integrazione o che perdono il lavoro.

Studio degli impatti del Covid-19 sulla business intelligence

Fare una fotografia degli impatti su un settore è sicuramente molto complesso, e ancor di più lo è provare a fare delle analisi previsionali sugli scenari futuri.

Chi si occupa di business intelligence sa benissimo che alla base di questo tipo di analisi ci sono tre fasi preliminari:

  • raccolta dei dati
  • armonizzazione dei dati raccolti
  • analisi dei dati.

Sarebbe quindi un controsenso provare a dare delle risposte o immaginare degli scenari futuri senza farsi supportare da dati.

Per capire quanto bruscamente sia stato scosso il settore da questo evento catastrofico abbiamo raccolto i dati direttamente da chi lo vive quotidianamente, ossia dai consulenti e dai manager della consulenza di BI.

Per farlo abbiamo applicato un metodo analitico e strutturato al fine di evitare di ottenere dati troppo parziali o legati a un campione statistico non coerente.

Metodologia di analisi

Le realtà all’interno del settore della business intelligence sono molto diverse tra loro perché ci sono da un lato le grandi aziende di consulenza situate nelle principali città italiane e che hanno come clienti le più grandi aziende ed enti nazionali, e dall’altro le piccole aziende composte da pochissimi dipendenti (spesso sotto le 10-15 unità) molto focalizzate sugli aspetti tecnici e che solitamente hanno come clienti altre società di consulenza.

Ovviamente due realtà così differenti hanno subito cambiamenti differenti e hanno adottato misure differenti in risposta al Covid- 19. Inoltre anche la loro capacità di tornare alla normalità e di ritrovare clienti e progetti su cui lavorare è molto differente.

Ma non solo, anche guardando in casa delle grandi multinazionali della consulenza troviamo punti di vista e racconti differenti in base agli occhi, al ruolo e alla situazione del singolo dipendente (il manager potrebbe avere una visione di insieme molto differente rispetto al consulente impegnato su un progetto e ancora differente rispetto al consulente che non aveva alcun progetto su cui lavorare e pertanto potrebbe essere finito in ferie forzate/cassa integrazione).

Tutte queste differenze hanno spinto verso la necessità di strutturare un metodo per raccogliere i dati e analizzarli cercando di individuare tutte le varie realtà che compongono il mercato (dal freelance alla multinazionale), le varie figure lavorative che ruotano in questo campo e di avere una visuale quanto più possibile diffusa su tutto il territorio italiano.

Lo studio è stato realizzando raccogliendo le risposte di consulenti e professionisti del settore sui due temi che hanno avuto più cambiamenti in questo periodo che sono appunti legati allo smart working e al cambio generale del mercato.

Il campione era composto da circa 400 partecipanti, tutti professionisti di business intelligence:

  • manager, consulenti e freelance
  • dipendenti delle aziende più grandi del settore e di piccole realtà
  • lavoratori del Nord, Centro e Sud Italia

Il questionario è stato compilato tramite una pagina web.

Cambiamenti nel mercato della business intelligence

Durante il periodo del lock dowun, cosa è successo ai progetti di business intelligence? E ai consulenti?

Principali cambiamenti nei progetti di business intelligence

Quanto sono cambiati i progetti?

Partiamo con il dire che secondo la metà degli intervistati è cambiato poco o nulla sui progetti in cui lavorano.

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Già questo è un dato molto interessante perchè in ben pochi altri settori si può sostenere che non ci siano stati enormi impatti. Ma vediamo in cosa consistono i principali cambiamenti visti.

Il cambiamento più grande visto dagli esperti del settore è relativo a progetti che sarebbero dovuti partire e sono stati interrotti (40% delle risposte).

È però molto incoraggiante notare che il 30% delle persone sostiene che non sia cambiato nulla o quasi. Molto bassa la percentuale degli intervistati che hanno risposto che si sono interrotti progetti su cui stava lavorando: 10%.

Questo aspetto era abbastanza prevedibile, in quanto bloccare un progetto è sempre molto complesso e rischioso ed è necessario tener conto di eventuali penali presenti nei contratti firmati a inizio progetto.

Come sono cambiati i budget per i progetti di business intelligence

Il 70% degli intervistati ritiene che sia cambiato poco per i budget di progetti in corso e questo è abbastanza ragionevole in quanto ci sono contratti firmati e penali. Il 30% però sostiene che le aziende abbiano paura a iniziare nuovi progetti e investire in questo periodo.

A questa maggioranza di intervistati, che non ha riscontrato grandissimi scossoni, si aggiungono un altro 30% degli intervistati che sostiene che:

      1. i progetti già iniziati sono stati fermati
      2. i budget destinati alla Bi e all’IT in genere siano stati congelati per mantenere la liquidità in azienda

La situazione quindi non è tra le più rosee, nonostante in pochi tra gli intervistati abbiano vissuto grandi cambiamenti direttamente sulla propria pelle. Ma andiamo a vedere meglio tali cambiamenti

Cassa integrazione per le aziende di consulenza

Partiamo con un dato molto incoraggiante e cioè che il 90% degli intervistati ha continuato a lavorare durante il lock-down. Pertanto, nonostante ci siano stati dei rallentamenti sui progetti e ci potrebbero essere degli strascichi nei prossimi mesi, possiamo dire che la maggior parte dei professionisti della Business Intelligence hanno continuato a lavorare. Questo è sicuramente indice di un settore solido e che, fortunatamente, ha risentito poco della crisi.

Ovviamente non siamo riusciti a intervistare tutti i professionisti del settore (sarebbe stato impossibile), e prevedendo questa circostanza, abbiamo deciso di approfondire l’analisi sulla cassa integrazione chiedendo anche se all’interno dell’ azienda per cui lavora l’intervistato ci fosse qualcuno in cassa integrazione.

Questi due dati vanno incrociati per aver una visione più complessiva.

 

Qui vediamo che la percentuale di aziende che ha usufruito della cassa integrazione è del 25%.

Una azienda su quattro ha chiesto la cassa integrazione per alcuni dei propri dipendenti.

Ben altri numeri rispetto a quelli, purtroppo catastrofici, della media nazionale:

Considerazioni finali

Un dato sicuramente da tenere in considerazione è che la maggior parte dei player del settore è rappresentato da aziende molto grandi (con decine di migliaia di dipendenti) in cui è fisiologico che ci siano dei consulenti che per qualche periodo siano non allocati su nessun progetto. Questa tipologia di aziende ha usufruito della cassa integrazione (per le big company che hanno deciso di utilizzarla) per questa tipologia di dipendenti, ossia una parte piccola e residuale dei dipendenti che rappresenta all’incirca la percentuale di dipendenti che fisiologicamente non hanno un progetto.

Un discorso differente è da farsi per le realtà piccole, il cui lavoro consiste nell’aiutare le grandi società di consulenza. Le cosìddette società “terze parti”. In questo periodo ovviamente hanno riscontrato molte difficoltà in più, sia perché hanno una struttura molto meno consolidata e un po’ per un altro fenomeno ce si è venuto a creare.

Prima del lock-down, la big company si rivolgeva alla piccola società di consulenza per ricevere ad esempio un consulente con l’idea di utilizzare tali servizi per un periodo di tre mesi. Nel momento in cui le aziende clienti hanno dovuto chiudere, alcuni progetti (come detto) hanno subito uno stop o un rallentamento. Quindi le persone della società che prima erano allocate su uno di questi progetti, d’improvviso si sono trovate a non essere allocate. A questo punto è ovvio che questi dipendenti della big company siano stati spostati sul progetto per cui si stava utilizzando un consulente “terza parte”.

Volendo tirare le somme, con un occhio a tutto il settore, possiamo dire che le aziende di business intelligence hanno affrontato e stanno affrontando delle difficoltà, ma molto minori rispetto ad altri settori.

Il futuro riserva qualche insidia legata all’incertezza delle aziende a investire, ma tendenzialmente il mercato sembra essere solido e dovrebbe riuscire a superare questa fase senza troppe difficoltà.

Smart working

La prima domanda che è stata posta è stata:

Quanto sei soddisfatto complessivamente del lavoro in smart working da 1 a 10?

Circa l’86% dei partecipanti al questionario si è detta estremamente soddisfatto dello smart working.

Questo è un dato di grandissimo peso, in quanto diversi studi hanno dimostrato che lo smart working aumenta felicità e produttività dei dipendenti.

I vantaggi sono abbastanza evidenti a mio avviso..

Vantaggi dello smart working

Le aziende di consulenza di business intelligence solitamente si trovano in grandi città, tra cui Milano e Roma. Chiunque ci viva sa che gli spostamenti in queste città richiedono molto tempo e sottraggono una significante parte della giornata. Detto ciò, ovviamente il più grande vantaggio risiede nel recuperare queste ore di vita.

Abbastanza rilevanti anche altri aspetti come:

      • meno stress percepito
      • più tempo per se stessi

Lo smart working riduce il livello di stress dovuto al lavoro.

Svantaggi dello smart working

Ovviamente non esistono solo pro ma anche contro:

Le difficoltà riscontrate più frequentemente sono:

  • collaborazione con altre persone del team
  • orari di lavoro più lunghi

La gestione del team è uno dei temi più sentiti proprio perchè quasi tutti i consulenti di business intelligence lavora in team come confermato dal grafico seguente:

Il cambiamento quotidiano più evidente è quindi rappresentato dalla necessità di adottare nuovi strumenti e tecnologie per comunicare a distanza con il proprio team. Le tecnologie più utilizzate a questo scopo sono state:

  • tecnologie per video conferenze (Teams, Zoom, Citrix e Webex in ordine di utilizzo)
  • soluzioni di storage di documenti e file in cloud.

C’è da dire che il consulente di BI è un consulente informatico e pertanto molto avvezzo all’utilizzo di queste tecnologie già prima del Covid-19.

Quanto era diffuso lo smart working prima del Covid-19?

Le aziende di consulenza su questo tema stanno iniziando a guardare allo smart working con sempre maggiore frequenza. Tuttavia prima dell’avvento, purtroppo tragico, dell’epidemia poco più della metà delle aziende utilizzava questo strumento.

Questi mesi di smart working sono stati sicuramente un esperimento sociale senza precedenti. Sarà interessante capire se lo smart working possa diventare una realtà anche in futuro.

In tal senso i risultati dello studio sono stati abbastanza netti. Chi si occupa di sviluppo software (i tecnici e i project manager) ritiene che sia possibile lavorare in smart working con la stessa produttività e impegno, seppure avverta la necessità di momenti di condivisione.

Per tali figure la soluzione potrebbe sicuramente essere quella di adottare lo smart working per 2-3 giorni a settimana.

Figure invece rivolte maggiormente alla vendita e la gestione del rapporto con i clienti ritengono che la presenza fisica rappresenti un fattore importante e pertanto non ritengono sia ragionevole adottare lo smart working per più di 1 o 2 giorni a settimana.

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