COVID-19: il supercomputer di IBM accelera le ricerche sul virus

I ricercatori dell’Oak Ridge National Laboratory del Dipartimento dell’Energia degli USA hanno usato Summit, per identificare 77 composti farmacologici che potrebbero giustificare ulteriori studi nella lotta contro il coronavirus SARS-CoV-2, responsabile dell’epidemia COVID-19

Pubblicato il 09 Mar 2020

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Sulla scena un nuovo e potente alleato nella lotta contro l’epidemia COVID-19. Questa volta l’innovazione passa dal potenziale offerto dal supercalcolo che va a supportare le prime ricerche sui composti farmacologici per combattere il nuovo ceppo di coronavirus SARS-CoV-2, responsabile dell’epidemia, restringendo il numero di potenziali variabili e accelerando le simulazioni multi-fattoriali. Ora gli scienziati possono eseguire esperimenti più mirati mentre cercano di curare e controllare il virus.

I ricercatori dell’Oak Ridge National Laboratory del Dipartimento di Energia degli Stati Uniti stanno usando il supercomputer Summit di IBM che, con una potenza computazionale pari a 200 milioni di miliardi di calcoli al secondo, ha consentito di simulare 8.000 composti farmacologici nel giro di pochi giorni per modellare ciò che potrebbe influire sul processo di infezione e identificarne 77 con il potenziale di compromettere la capacità del COVID-19 di attaccare e infettare le cellule ospiti.

In due anni, Summit ha guidato ricerche pionieristiche per la comprensione delle origini dell’universo, le missioni spaziali e la crisi degli oppiacei con cui gli Stati Uniti hanno dovuto fare i conti. Nella nota che comunica la notizia si legge “Se per la cura del virus di Wuhan ci vorrà tempo, la disponibilità di macchine di questo tipo dà alla comunità scientifica speranze di successo, testimoniando ancora una volta il ruolo insostituibile che la tecnologia assume nelle grandi sfide dell’umanità“.

Immagine fornita da Shutterstock.

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