I 100 potenziali colossi digitali di domani secondo BCG

Le società innovative nei mercati emergenti selezionate da BCG, crescono sei volte più veloce dei rivali occidentali e aspirano a sottrarre il primato globale delle big tech [...]
BCG Tech Challengers
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Si tratta di aziende con l’ambizione e il potenziale di reinventare e rimodellare le industrie in cui operano e i cui progressi innovativi, la rapida crescita e l’espansione globale meritano un’attenzione particolare. Ecco i 100 Tech Challengers che, identificati da Boston Consulting Group per adozione di tecnologie, posizione industriale, modelli di business e capacità di trazione nei mercati emergenti, potrebbero diventare i colossi digitali di domani (qui trovate il report dell’indagine 2020 BCG Tech Challengers).

Si sono affermati nei mercati emergenti e aspirano a sottrarre il primato globale ora nelle mani di americani e cinesi. Nonostante una valutazione di mercato di 6,3 miliardi di dollari in media e un fatturato di 2 miliardi, numeri inferiori a quelli dei concorrenti delle economie sviluppate, crescono sei volte più veloci aumentando il fatturato almeno del 70% ogni anno. Hanno nomi e attività ancora poco noti, come le assicurazioni dell’indiana PolicyBazaar, i servizi immobiliari della brasiliana QuintoAndar o i pagamenti digitali della kenyota M-Pes, ma tra loro potrebbe nascondersi le Apple, Amazon o Facebook del futuro.

La nuova era dell’innovazione: diversa geografia e tanta collaborazione

Oggi sono la Silicon Valley e la costa est della Cina i centri globali dell’economia digitale, ospitando 7 delle prime 10 società al mondo per capitalizzazione di mercato. Ma l’innovazione si è propagata anche in altri Paesi dell’Asia, del Medioriente, dell’America Latina e dell’Africa. Lo dimostrano le sedi dei Tech Challenger in 14 diversi paesi a rappresentare le principali regioni del mondo: 40 si trovano in Cina, 17 in India, 9 in Israele, 8 in Sud Corea, 8 in Sud-Est Asiatico, 6 in America Latina, 6 in Russia, Est-Europa o Asia centrale, 3 in Africa, 2 in Turchia, 1 in UAE.

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Attive in ​​più settori, spaziano dal B2C al B2B: mentre due terzi si concentrano su app o servizi di consumo, il resto trasforma il modo in cui lavorano le altre aziende. Utilizzano un ampio ventaglio di tecnologie sia hardware che software (come cloud computing, social media, gaming, intelligenza artificiale, advanced analytics, sicurezza informatica, semiconduttori, robotica) in settori che vanno dall’istruzione all’assistenza sanitaria, dalla logistica ai servizi finanziari. Un altro fattore che differenza i big tech dai rivali occidentali, è la tendenza a collaborare fra loro creando ecosistemi diversificati per attività e geografia: secondo un’analisi di BCG, i migliori ecosistemi digitali contano circa 40 partner e si estendono su 10 o più Paesi.

Creati in laboratorio, si fanno strada nei mercati emergenti

Al posto del solito garage o studentato tipico del sogno americano della Silicon Valley, gli sfidanti tecnologici sono spesso creati “in laboratorio”. I Tech Challengers cinesi sono frequentemente finanziati dal governo, altrove sono frutto della collaborazione tra università, imprese e autorità pubbliche, come il polo industriale Block 71 di Singapore, lo Skolkovo Innovation Center in Russia, le realtà di Bangalore in India o di Israele. In altri casi, sono costole di grandi conglomerati che mettono risorse industriali e finanziarie al servizio di startup. Il colosso immobiliare indonesiano Lyppo Group ha sfruttato la sua banca dati di clienti e commercianti per lanciare un’app di servizi finanziari digitali, Ovo, da 115 milioni di download. La fintech cinese Ping An ha fatto leva sulla sua onnipresenza digitale per fondare la piattaforma di telemedicina Good Doctor. Talvolta, i big tech emergenti ottengono fondi dai corporate venture capital di giganti tecnologici cinesi e americani alla ricerca di nuovi mercati o intimoriti dalla loro invadenza nelle economie avanzate.

Per quanto riguarda le strategie di sviluppo, sono tra le più disparate. Una parte offre soluzioni innovative a problemi specifici dei mercati emergenti, come l’indiana Byju’s, che supplisce alla mancanza di scuole nelle aree rurali del Paese con un’app per l’istruzione digitale a misura di studente. Altri puntano a ridurre inefficienze con nuovi modelli di business: la cinese Cainiao Network Technology ha creato un sistema di coordinamento digitale per operatori logistici, con un’unica piattaforma che gestisce presa in carico, pagamento e tracciamento delle spedizioni. Alcuni giocatori sono già ben posizionati a livello globale e tecnologicamente parlando grazie a soluzioni d’avanguardia: la sudcoreana KakaoBank è stata la fintech più veloce al mondo nel raggiungere l’utile in soli tre anni con sistemi di pagamento innovativi e su misura di cliente quale la possibilità di dividere automaticamente fra amici il conto del ristorante.

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