L’emergenza Coronavirus spinge lo smart working nella PA

Secondo Gianni Dominici, direttore generale di FPA, la direttiva Dadone rappresenta un passo in avanti positivo, ma occorre anche un cambiamento più strutturale [...]
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L’emergenza Coronavirus sta spingendo lo smart working non soltanto nel mondo privato ma anche nella Pubblica amministrazione. Nei giorni scorsi è stata infatti emanata la cosiddetta Direttiva Dadone, che incoraggia le pubbliche amministrazioni a potenziare il ricorso al lavoro agile. Secondo Gianni Dominici, Direttore generale di FPA, la società del gruppo Digital360 che ogni anno organizza il FORUM PA, si tratta di un provvedimento positivo che potrebbe accelerare la diffusione dello smart working e dello smart learning nel settore pubblico. Per essere davvero una svolta, però, la direttiva on deve restare una misura di emergenza, ma diventare un modello da sperimentare e applicare anche in tempi ordinari e inserirsi in un progetto più ampio di rinnovamento della PA, in cui l’utilizzo delle tecnologie smart ne è soltanto un elemento.

Gianni Dominici, Direttore Generale di FPA

“Questo momento di crisi – continua Dominici – può essere un’occasione per comprendere tutte le potenzialità del lavoro e della formazione agile, ma tutti i benefici si potranno manifestare soltanto se si proseguirà su questa strada anche dopo che l’emergenza sarà passata”. Secondo l’Osservatorio Smart Working del Politecnico di Milano, l’adozione di una modalità smart migliorerebbe l’equilibrio fra vita professionale e privata dei dipendenti pubblici, porterebbe un maggior benessere organizzativo e aumenterebbe la produttività e la qualità del lavoro.

I vantaggi, in particolare, avrebbero a che fare con la responsabilizzazione e motivazione dei dipendenti alla riorganizzazione degli spazi, passando per una maggiore flessibilità Ma al momento soltanto il 16% delle PA ha avviato progetti strutturati di Smart Working; in  compenso ben 4 amministrazioni su 10 non hanno attivato alcuna iniziativa, il 31% è incerto e il 7% addirittura disinteressato. Oltre alla necessaria spinta normativa, occorre insomma un cambiamento culturale e di mentalità nel settore pubblico.

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