Lo sprint del Cloud: grandi imprese italiane conquistate dalla "nuvola" - Big Data 4Innovation
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Lo sprint del Cloud: grandi imprese italiane conquistate dalla “nuvola”

Antonello Salerno

Le aziende italiane sono sempre più orientate a spostare in direzione del Cloud le proprie infrastrutture IT: così se oggi a scegliere il public o private cloud per i server, lo storage, il networking e i servizi corrispondenti sono il 22,5% delle società, nell’arco dei prossimi 12 mesi questo numero è destinato pressoché a raddoppiare, per arrivare a toccare quota 43%. E’ quanto emerge dai risultati dello studio commissionato da NetApp ad Idc, che ha coinvolto un campione di 150 grandi imprese italiane tra i mesi di settembre e ottobre, di cui si è parlato oggi all’evento “The power of data-driven transformation” alla Terrazza Martini di Milano.

Alla base dell’evento c’è la constatazione che l’evoluzione degli ambienti It sia una priorità nel momento in cui si affronta la digital transformation, man mano che la gestione diventa più complessa e allo stesso tempo crescono le aspettative su disponibilità e prestazioni dei servizi offerti. “Collezionare grandi volumi di dati e analizzarli potrebbe infatti non essere più sufficiente per quelle imprese i cui clienti si aspettano interazioni e risposte quasi in tempo reale  – spiega Idc in una nota – In aggiunta, la digital transformation sta imponendo ai CIO di dedicare sempre più risorse allo sviluppo di nuove soluzioni digitali invece che insistere sui sistemi esistenti”.

Se così da una parte oggi aumentano in generale gli investimenti in tecnologie questo avviene principalmente nella direzione di soluzioni iperconvergenti e software-defined, per creare ambienti cloud-ready e ridurre la complessità delle infrastrutture IT, consentendo alla funzione IT di focalizzarsi su progetti a valore per il business.

“Da sempre considerato lo strumento principale per supportare le aziende nella ricerca di agilità, flessibilità e time-to-market – conclude Idc – il cloud vede la sua naturale evoluzione nella modalità di fruizione ibrida, caratterizzata dal continuo e costante dialogo tra servizi privati e pubblici. E in questo ambiente ibrido, i dati devono essere liberi di muoversi, lasciando la massima indipendenza di scelta all’IT e garantendo il massimo livello di sicurezza”.

Giornalista dal 2000, dopo la laurea in Filologia italiana e il biennio 1998-2000 all’Ifg di Urbino. Ho iniziato a Italia Radio (gruppo Espresso-La Repubblica). Poi a ilNuovo.it, tra i primi quotidiani online nati in Italia, e a seguire da caposervizio in un’agenzia di stampa romana. Dopo 10 anni da ufficio stampa istituzionale sono tornato a scrivere, prima su CorCom, nel 2013, e poi anche per le altre testate del gruppo Digital360. Mi muovo su tutti i campi dell’economia digitale, con un occhio di riguardo per cybersecurity, copyright-pirateria online e industria 4.0.

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