Infrastructure as a Service: verso le soluzioni “in purezza”

Il mercato italiano ha raggiunto una buona maturità e il suo valore si aggira intorno ai 4 miliardi di euro nel 2021, secondo i dati dell’Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano. Un mercato tecnologicamente evoluto nel quale sono le modulazioni dell’offerta a fare la differenza e soddisfare le nuove esigenze [...]
Danilo Dicesare

Head of Pre-Sales & SAM, Deda Cloud

Infrastructure as a Service
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La via maestra per la digitalizzazione del Paese è passata negli anni scorsi, e passa ancora oggi, attraverso l’adozione di soluzioni di cloud computing. Software, piattaforme e infrastrutture da usare in modalità as-a-Service, con notevole risparmio di tempo, competenze e denaro.
Il mercato italiano ha raggiunto una buona maturità e il suo valore si aggira intorno ai 4 miliardi di euro (3,84 nel 2021 secondo i dati dell’Osservatorio Digital Innovation del Politecnico di Milano). La crescita registrata in passato non dà segni di rallentamento, anzi. Grazie anche all’accelerazione imposta dal grande ricorso a modalità di lavoro a distanza durante la pandemia di Covid-19, il passo di marcia del settore è decisamente sostenuto. Tra le tre tipologie di servizi erogati dai cloud provider, software, piattaforme e infrastruttura, proprio quest’ultima ha un ruolo trainante. La componente IaaS (Infrastructure as a Service), che oggi pesa circa 850 milioni di euro l’anno, cresce infatti al doppio (+23%) della velocità del comparto SaaS (Software as a Service), che vale 1,1 miliardi di euro, +13% le previsioni per il 2022, e presto diventerà la prima voce di spesa per i servizi che risiedono sulla nuvola.

Dentro le Infrastrutture as a Service (IaaS)

Il segmento Infrastructure as a Service è costituito a sua volta da diversi tipi di servizi e, in base ai risultati di un recente sondaggio condotto da Net Consulting Cube ai CIO delle aziende italiane, sono tre quelli più richiesti dal mercato nazionale: lo storage, il backup e la disaster recovery. Mentre lo Storage as a Service è forse il servizio più noto, gli altri due meritano qualche parola in più.

Backup as a Service

I servizi di Backup as a service (BaaS) sono servizi di backup su cloud aziendale. La maggior parte dei provider offre l’archiviazione dei dati off-site consentendo alle organizzazioni pubbliche e private di eseguire il backup dei dati critici su Internet, fuori dalla sede aziendale. L’obiettivo è sfruttare la separazione fisica di copie dello stesso backup per diminuire il rischio di perdita dei dati. Al fine di rendere il backup ancora più efficace, inoltre, è possibile fruire di soluzioni riguardanti l’immutabilità del dato, che rendano le copie così elaborate inviolabili, preservandone l’integrità. Le soluzioni di backup as a service sono progettate per l’archiviazione a lungo termine – e a costi contenuti – di grandi quantità di dati. Questa la ragione per cui tendono a essere più lente nel ripristino dei dati rispetto a una tipica soluzione di emergenza.

Disaster recovery as a Service

Al contrario, i servizi di Disaster recovery as a Service consentono alle aziende di uscire rapidamente da situazioni molto complesse e, di conseguenza, la velocità di ripristino e la riduzione al minimo (o prevenzione totale) della perdita di dati e delle applicazioni, sono gli elementi più importanti di questa tipologia di servizio. Con il DRaaS è, infatti, possibile creare una copia dei dati memorizzati e dell’intero sistema operativo, comprese le applicazioni, i server e tutto ciò che contiene. In caso di perdita dei dati, un’azienda che utilizza DRaaS è in grado di fornire una copia virtuale basata su Cloud dell’intero sistema a cui è possibile accedere immediatamente. Il cosiddetto Recovery Time Objective, cioè la velocità necessaria per il ripristino, e il Recovery Point Objective, ovvero la frequenza con la quale occorre effettuare le repliche dei dati, sono i parametri tecnologici più importanti di questo genere di servizi.

Infrastructure as a Service

In aumento le esigenze di sicurezza

Nelle aziende italiane sta crescendo l’attenzione nei confronti della sicurezza dei dati in possesso, sia in termini di conservazione, sia di business continuity. Una preoccupazione più che lecita che deve essere risolta da parte dei provider attenendosi ai più alti standard di sicurezza. Come riportato dai Security Operations Center, il numero di attacchi informatici a danno di ogni tipo di settore industriale, infatti, è in costante aumente il trend è destinato a crescere come risultato indiretto della forte attività sugli scenari internazionali, che solitamente ha un riflesso importante in termini di nuove minacce. Il costo di questo fenomeno non è indifferente ed è stato stimato in circa 3 milioni di euro di media – cifra prevista per la riparazione del danno, le spese legali e il ripristino dell’attività produttiva – per ogni episodio di violazione dei database aziendali.

Infrastructure as a Service: verso i servizi “in purezza

Il fatto che i servizi di Infrastructure as a Service godano di ottima salute e siano giunti a maturazione tecnologica non significa che non siano suscettibili di miglioramento. I CIO e le altre figure apicali nelle aziende, con l’evolvere della loro conoscenza delle possibilità dischiuse dal cloud, manifestano esigenze nuove e diventano più sensibili alle variabili presenti in ogni scelta e alle incertezze a volte percepite riguardo la sicurezza, i costi effettivi e la libertà di scelta, intesa soprattutto come possibilità di cambiare soluzione e poter migrare agevolmente, senza vincoli e lock-in.

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Datacenter

Per soddisfare le nuove esigenze alcuni provider di cloud computing stanno modulando in modo diverso la propria offerta. Il cambiamento riguarda la modalità di erogazione del servizio, e quindi non tanto la componente infrastructure quanto il suo modo di essere as-a-Service.
Tra le offerte disponibili presso i provider se ne iniziano a trovare alcune che puntano sulla purezza della fornitura. Puntano, cioè, a fornire i servizi a controllo non gestito, che puntano ad abbinare al pregio intrinseco del modello a canone anche la capacità di tranquillizzare e risolvere le criticità che le aziende percepiscono. Si tratta di soluzioni che intendono garantire una gestione semplice – uno IaaS ‘senza fronzoli’ – ma anche in grado di anticipare le esigenze attraverso tecnologie open che assicurano una facile integrabilità ed eliminano i lock-in potenziali.

Intorno a questo tipo di servizio non gestito vengono poi messe a disposizione aggiunte opzionali attivabili successivamente. Gli add-on coprono generalmente aree di competenza che spaziano dai sistemi al networking fino alle delicate tematiche relative alla security.

Conclusioni

A richiedere e apprezzare particolarmente questo tipo di soluzioni IaaS in purezza sono soprattutto quelle realtà che hanno l’esigenza di dotarsi di ambienti di test, di sviluppo o di produzione. E il loro apprezzamento è dovuto alla notevole semplificazione del network e all’efficacia nel provisioning delle risorse, con la conseguente possibilità, ad esempio, di ridurre i costi di gestione del parco hardware aziendale e le dimensioni del magazzino.
Tra i clienti più interessati a questo tipo di soluzioni ci sono sicuramente le software house.

Grazie ai servizi IaaS in purezza, infatti, un’azienda che sviluppa software ha la possibilità di gestire in modo efficace picchi di produzione ed eseguire test, potendo agilmente simulare le reti aziendali su cui i software dovranno girare, e riuscendo così a veicolare la propria offerta di soluzioni con un time to market più veloce e flessibile, in linea con le priorità business delle proprie aziende clienti.

 

 

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