Gaia X, cos’è il nuovo cloud europeo e perché è così importante

Gaia X nasce con lo scopo di collegare i differenti ecosistemi cloud già esistenti per far interagire e far dialogare dati e banche dati tra di loro e renderli disponibili ai cittadini UE, consentendo, in questo modo, la creazione di nuove e diversificate piattaforme [...]
Annamarzia Del Porto

Esperta in comunicazione

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Gaia X: in modo molto sintetico e semplificando si può dire che è il nuovo cloud d’Europa. Presentato per la prima volta al Digital Summit 2019 a Dortmund, Gaia X è un progetto che vuole realizzare un’infrastruttura, a livello europeo, il cui fine è quello di raggiungere la sovranità digitale europea nel campo del cloud. Gaia X fornirà “uno standard unico, condiviso tra tutti i Paesi partner”, per garantire la sicurezza dei dati dei Paesi UE, collegando tra di loro i diversi servizi in cloud, dando luogo a una Federazione efficiente e competitiva di infrastrutture di dati e fornitori di servizi in ambito UE.

La Strategia industriale europea

Poco tempo fa, lo scorso maggio, la Commissione europea ha aggiornato la sua Strategia industriale europea, annunciando il lancio dell’Alleanza per i dati industriali, l’edge e il cloud nei primi sei mesi del 2021, in quanto parte della Strategia europea sui dati, con cui Bruxelles mira a stimolare la fornitura europea di cloud affidabili, che prevede, tra gli ambiziosi obiettivi fissati per il Decennio digitale europeo, da raggiungere entro il 2030, un tasso di adozione del 75% di servizi cloud avanzati per le aziende europee.

Multicloud senza sorprese

Le modalità operative con cui i paesi UE si muoveranno per realizzare questo progetto sarà una via di mezzo tra totale autonomia di azione e il rispetto di regole comuni, per la certificazione dei servizi offerti, dal lato tecnico così come dal lato legale: l’interoperabilità. La tutela della privacy e la sicurezza informatica saranno, invece, gli aspetti centrali su cui tutti i Paesi dovranno convergere.

Gaia X, gli obiettivi

Gaia X non intende semplicemente fornire servizi cloud, né essere una piattaforma per la gestione dei cloud, ma collegare i differenti ecosistemi cloud già esistenti per far interagire e far dialogare dati e banche dati tra di loro e renderli disponibili ai cittadini UE, consentendo, in questo modo, la creazione di nuove e diversificate piattaforme.

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Le varie realtà che compongono il progetto europeo Gaia X

Gaia X e l’Europa

Conosciamo l’impegno dell’Unione Europea nella promozione della digitalizzazione e il suo impegno nel portare avanti politiche per la digitalizzazione e l’innovazione per lo sviluppo degli Stati membri.

La nostra economia, lo constatiamo ogni giorno, dipende sempre più dai dati, che possono semplificare sia la fruizione dei servizi esistenti che facilitare lo sviluppo di modelli economici e d’iniziative produttive nuove, fornendo a queste un notevole propellente. Tale è la loro importanza che la Commissione, per giovarsi appieno dei vantaggi provenienti dai dati e dello sviluppo di questo nuovo paradigma economico basato sui dati, ha messo e sta mettendo in atto politiche che garantiscano e promuovano, nel prossimo futuro, la libera circolazione dei dati non personali.

Infatti, i sistemi cloud, consentendo l’innovazione e lo sviluppo economico e produttivo grazie ai dati e alle tecnologie emergenti – 5G e 6G, Internet of Things e AI, semplifica per le imprese europee e il settore pubblico la gestione e l’archiviazione dei dati con sicurezza e rispettando le regole e gli standard europei.

Senza contare che risulterà rafforzata la sovranità digitale europea e, di conseguenza, il suo peso politico e la forza economica, agevolando l’incremento della competitività delle imprese industrie UE, la digitalizzazione delle P.A., promuovendo la loro efficienza nella resa dei servizi ai cittadini, migliorando l’assistenza sanitaria e dando una spinta decisa a politiche di salvaguardia e tutela degli eco-sistemi ambientali.

Gaia X, come facilmente ci rendiamo conto, era ed è un progetto sempre più urgente anche in virtù dei sempre più rapidi progressi, in questo campo, di Stati Uniti, Cina, Russia e India, potenziali e reali competitor della UE.

Alla volontà politica positiva espressa da tutti i 27 Paesi membri sul “cloud di prossima generazione per l’Europa”, per l’elaborazione dati e i servizi delle amministrazioni pubbliche, le imprese e i cittadini, competitivo per lo sviluppo produttivo ed economico UE nello scenario geopolitico internazionale, che non potrà non giovarsi dalla realizzazione di un’infrastruttura affidabile, resiliente, la Commissione ha fatto seguire, a stretto giro di boa, il “Regolamento sulla libera circolazione dei dati non personali”.

Il Regolamento sulla libera circolazione dei dati non personali

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Lo scopo del Regolamento quadro per la libera circolazione dei dati non personali nella UE è di rimuovere tutti gli ostacoli che possono e potrebbero esserci alla libera circolazione dei dati non personali tra i diversi Paesi UE e le infrastrutture informatiche in Europa.

Garantire la libera circolazione transfrontaliera dei dati non personali (tutte le Organizzazioni saranno e potranno archiviare ed elaborare dati ovunque nella UE), la disponibilità dei dati per il controllo normativo (le Autorità pubbliche consentiranno e renderanno possibile l’accesso ai dati anche quando si trovano in altro Stato UE o se archiviati o elaborati in cloud): i due principali obiettivi del Regolamento.

Di cosa stiamo parlando quando parliamo di cloud

Il cloud può essere descritto come la combinazione di tre elementi interdipendenti:

  • le infrastrutture di dati che archiviano e gestiscono i dati,
  • le reti a banda larga che trasmettono i dati
  • computer sempre più potenti e tecnologicamente avanzati utilizzati per l’elaborazione dei dati.

I Big Data hanno un impatto notevole sull’andamento economico-finanziario a livello globale e lo sviluppo delle società sul piano internazionale, consentendo opportunità di grande sviluppo e innovazione in campo industriale e sociale. L’esempio forse più emblematico in questi tempi di pandemia globale in cui ancora ci troviamo, potrebbe essere il cambiamento nell’approccio alla ricerca scientifica tanto più considerevole quanto più ci avviciniamo a quella che viene definita “scienza aperta” (un approccio alla scienza che si rifà alla trasformazione e all’apertura della scienza attraverso l’ICT e che utilizza la condivisione delle informazioni e le collaborazioni agevolate dalle tecnologie di rete).

Grazie alle infrastrutture cloud è possibile trasferire, condividere, riutilizzare i dati con semplicità mettendo in collegamento e dialogo tra di loro mercati e frontiere, istituzioni e discipline di ricerca.

Fino a poco tempo fa, a causa della limitata capacità di rielaborazione dell’Unione Europea dei dati, questi prodotti dalla ricerca e dall’industria UE spesso venivano rielaborati da Paesi non UE, il che spingeva i ricercatori e gli innovatori europei a spostarsi verso quei Paesi in cui era possibile disporre più rapidamente di elevate capacità di dati e di calcolo.

Con la creazione di Gaia X, tra le altre cose. Poiché l’Europa è tra le principali fonti di conoscenze scientifiche la UE vede aumentare la sua competitività scientifica a livello mondiale anche grazie allo sviluppo ai risvolti in ambito scientifico della realizzazione di un cloud che metta in “rete” i singoli cloud dei differenti Paesi UE.

Strategia europea per i dati

Con la Risoluzione del Parlamento europeo del 25 marzo 2021 su una “Strategia europea per i dati (2020/2217(INI))” il Parlamento UE accoglie la Comunicazione della Commissione sulla Strategia europea dei dati, ritenendo che la strategia sia un requisito fondamentale per la sostenibilità economica delle aziende europee e la loro competitività nello scenario globale, per il progresso scientifico delle Università, dei centri di ricerca e dell’intelligenza artificiale.

Strategia che, nelle intenzioni dei legislatori dell’Unione sarà determinante per la creazione di una “società dei dati” che poggi saldamente su diritti e valori UE e definisca condizioni che permettano all’Unione di esercitare un ruolo trainante nell’economia dei dati, che porterà alla realizzazione di una crescita sostenibile e a posti di lavoro di qualità. Del resto, promuovere e garantire la fiducia nei servizi digitali e nella sicurezza dei prodotti intelligenti è fondamentale per lo sviluppo e la prosperità del mercato unico digitale. Promozione e garanzia che devono essere poste al centro delle politiche pubbliche e dei nuovi modelli imprenditoriali da attuare.

Inoltre, il Parlamento esorta l’Unione a effettuare una valutazione e una mappatura della legislazione vigente per valutare quali siano gli adeguamenti da apportare per favorire lo sviluppo di una società ed economia dei dati, per salvaguardare la concorrenza leale e la chiarezza giuridica per tutti i soggetti coinvolti. Che si assuma una funzione di promotrice per la creazione di un quadro internazionale relativo ai dati nel rispetto delle norme internazionali, riveda la direttiva sulle banche dati e chiarisca l’applicazione della direttiva sulla protezione dei segreti commerciali.

Ma non solo: il trattamento dei dati personali, compreso il loro trasferimento, dovrà essere sempre conforme all’acquis dell’Unione in materia di protezione dei dati, che dovrà essere rispettato in futuro da qualsiasi normativa specifica.

Essenziale nella vision dell’Unione è giungere alla realizzazione di una società e un’economia dei dati antropocentriche, basate sì sui valori dell’Unione, ma nel rispetto della vita privata, della trasparenza e del rispetto dei diritti e delle libertà fondamentali, in cui i cittadini UE siano messi in condizioni di prendere decisioni “informate” relative ai dati che generano o che li riguardano.

Alleanza europea su dati industriali e cloud

Si tratta di un’alleanza in cui gli Stati membri interessati, le industrie e gli esperti lavoreranno insieme per progettare e costruire un modello economico, l’attuazione del piano per promuovere le capacità cloud di nuova generazione sia per il settore pubblico che privato.

Tutti gli Stati membri si sono uniti sinergicamente per realizzare il cloud di prossima generazione per l’Europa e ne guideranno l’adozione in tutta la UE.

Come stanno le cose in Italia

“…abbiamo deciso di creare un cloud unico per la P.A., con giurisdizione italiana e con l’accesso alle migliori tecnologie internazionali, perché sappiamo che tutte le migliori tecnologie non sono italiane”, queste le parole del Ministro per l’innovazione tecnologica e la transizione digitale, Vittorio Colao, con le quali riassume la Strategia italiana per il cloud pubblico, che prosegue con lo specificare che l’Italia seguirà il modello francese, ovvero sovranità digitale e protezione dall’intrusione delle big tech e dei governi degli altri Paesi.

L’infrastruttura cloud che ospiterà i dati della P.a. sarà parte del “Polo strategico nazionale” che sarà realizzato entro il 2022.

Per realizzarlo il patrimonio ICT del nostro Paese sarà razionalizzato, saranno verificati e controllati i data center attuali per verificare quelli che hanno le condizioni per essere ritenuti partner affidabili.

Il Piano sarebbe quello di lasciare i dati in Italia affinché la giurisdizione di riferimento sia quella italiana, anche se, con il “Cloud Act” approvato nel 2018 negli Stati Uniti, gli Stati Uniti hanno diritto di acquisire dati informatici dagli operatori di cloud computing a prescindere da dove questi dati si trovano a condizione che questi operatori siano sottoposti alla giurisdizione degli Stati Uniti, che si tratti di società europee con una filiale negli USA o che operino nel loro Paese.

Da qui ne discende che i dati ospitati sui server di Google, Amazon, Microsoft o altri ancora, che hanno sede negli Stati Uniti, anche quando questi dovessero appartenere a utenti europei saranno gli Stati Uniti ad averne il controllo, qualora la P.A. dovesse appoggiarsi a queste aziende.

Gaia X, le conclusioni

Da tutte queste riflessioni emerge evidente la necessità di trovare un quadro giuridico che permetta ai Paesi meno dotati tecnologicamente di avvalersi di tecnologie più sviluppate senza permettere alle big tech di accedere ai dati personali e da qui il collegamento alla necessità indifferibile della realizzazione di Gaia X è immediato.

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In prospettiva futura le iniziative come Gaia X, in combinazione alle Strategie nazionali dei principali Paesi, potrebbero dare lo slancio verso la creazione di aziende europee che siano in grado di gestire e controllare tutti questi processi e siano in condizioni di tenere testa ai colossi delle multinazionali tech internazionali.

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Video: presentazione del progetto Gaia X

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