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Che cosa sono le Distributed Ledger Technology (DLT)

Mauro Bellini

Mauro Bellini @mbellini3 Linkedin

Per capire di cosa si parla quando si tratta di Distributed Ledger Technology occorre partire dal significato originale e originario di Ledger.

Il Ledger è il “Libro Mastro”, ovvero la base fondamentale della contabilità. Si può ben dire che i Ledger rappresentano una delle basi della nostra civiltà e del nostro modo di interpretare e gestire le relazioni e le transazioni tra persone e tra organizzazioni. È ben difficile stabilire a quando risale l’utilizzo del Ledger; certamente, dal momento in cui, grazie alla scrittura, la nostra civiltà ha iniziato a lasciare una memoria delle proprie azioni, il Ledger è diventato un riferimento per le azioni di carattere commerciale o di scambio tra due o più parti.

I Ledger fanno poi riferimento a degli Archivi. Il Ledger ha in effetti valore nel momento e nella misura in cui può essere consultato e può stabilire una memoria storica, per controllare, verificare, gestire.

Certamente, quando il “media” di riferimento per il Ledger era rappresentato da pietra o legno o, in periodi più evoluti, da papiro o carta, il ruolo di questo libro mastro era evidentemente limitato.

Per il Ledger come per tantissime altre attività umane la prospettiva è completamente cambiata con l’avvento del computer. Già a partire dagli anni ’60 con una grande straordinaria accelerazione negli anni ’80 e ’90 i “Libri mastri” sono stati il vero grande centro di attenzione dell’informatizzazione nelle grandi aziende e nelle grandi Pubbliche Amministrazioni.

Tuttavia per molto tempo ancora i Ledger sono stati interpretati con la stessa fondamentale logica centralizzata che caratterizzava la carta. C’era qualcuno che si occupava del data entry di dati che nascevano come analogici, c’era qualcuno che gestiva i sistemi e c’era qualcuno che, centralmente, gestiva le estrazioni dei dati o la loro elaborazione.

In questa lunghissima e importantissima fase dell’informatizzazione la digitalizzazione non ha cambiato i processi, ha velocizzato alcuni passaggi e ha semplificato determinati controlli e verifiche. Ma il dato ha continuato a essere concepito come analogico e gestito con un paradigma di tipo analogico, anche se con strumenti digitali. Basti pensare alla “ferrea” logica che impone per la stragrande maggioranza dei documenti che punteggiano la nostra vita personale e professionale, alla necessità di una firma cartacea e di un controllo “fisico” e personale da parte di amministrazioni o di imprese.

Non che mancassero le idee e le soluzioni per fare questo grande salto verso una digitalizzazione nativa dei processi di accounting e di gestione dei Ledger. Mancavano soluzioni in grado di garantire alti livelli di sicurezza e modelli che permettessero di superare la rigida e tradizionale logica centralizzata.

Con l’avvento della Blockchain i primi Digital Ledger possono vedere una accelerazione grazie alla contemporanea disponibilità di due fattori abilitanti: la criptografia e lo sviluppo di algoritmi di controllo e verifica dei dati che aprono le porte a quelli che diventano i Distributed Ledger Technology.

Con i Distributed Ledger Technology si entra nell’ambito dei Database Distribuiti, ovvero di Ledger (Libri Mastro) che possono essere aggiornati, gestiti, controllati e coordinati non più solo a livello centrale ma in modo distribuito, da parte di tutti gli attori.

I presupposti per le Distributed Ledger Technology sono nella creazione di grandi network costituiti da una serie di partecipanti e ciascun partecipante è chiamato a gestire un nodo di questa rete. Ciascun nodo è autorizzato ad aggiornare i Distributed Ledger in modo indipendente dagli altri ma sotto il controllo degli altri nodi.

Gli aggiornamenti o record non sono più gestiti, come accadeva tradizionalmente, sotto il controllo rigoroso di una autorità centrale, ma sono invece creati e caricati da ciascun nodo in modo appunto indipendente dagli altri nodi. In questo modo ogni partecipante è in grado di processare e controllare ogni transazione e ogni transazione, ancorché gestita in autonomia, deve essere verificata, votata e approvata dalla maggioranza dei partecipanti alla rete. E siamo alla base del concetto di Distributed Ledger Technology ovvero al concetto di Consenso. L’autonomia di ciascun nodo è subordinata al raggiungimento di un consenso sulle operazioni che vengono svolte e solo con questo consenso sono poi autorizzate e attivate.

I Distributed Ledger vengono aggiornati solo dopo aver ottenuto il consenso e ogni nodo viene aggiornato con l’ultima versione di ogni singola operazione di ciascun partecipante. Ogni operazione rimane poi in modo indelebile e immutabile su ogni singolo nodo.

In altre parole ciascun partecipante dispone di una copia – immutabile – di ciascuna operazione. Un bel cambiamento rispetto alle tradizionali logiche centralizzate.

Questo modello di architettura permette di interpretare il database in senso molto più ampio rispetto al passato. Non possiamo più semplicemente parlare di Ledger come archivi, ma dobbiamo parlare di Distributed Ledger Technology come di un nuovo rapporto tra persone e informazioni.

Le Distributed Ledger Technology che sono conosciute anche come Shared Ledger necessitano di una rete peer-to-peer e algoritmi in grado di gestire la raccolta del consenso e la approvazione di operazioni basate appunto sul raggiungimento di un consenso.

Le Distributed Ledger Technology possono fare riferimento a sistemi Blockchain pubblici o privati.

Non necessariamente tutti i Distributed Ledger fanno riferimento a catene di blocchi o Blockchain allo scopo di gestire il consenso. La Blockchain è una delle diverse possibilità di gestione del consenso utilizzate per applicare Distributed Ledger Technology.

Per comprendere al meglio gli ambiti di utilizzo delle Distributed Ledger Technology occorre conoscere anche le Unpermissioned Ledger e le Permissioned Ledger.

 

Unpermissioned Ledger come ad esempio Bitcoin sono aperte, non hanno una “proprietà” o un attore di riferimento e sono concepite per non essere controllate.

L’obiettivo delle Unpermissioned Ledger è quello di permettere a ciascuno di contribuire all’aggiornamento dei dati sul Ledger e di disporre, in qualità di partecipante, di tutte le copie immutabili di tutte le operazioni. Ovvero di disporre di tutte le copie identiche di tutto quello che viene approvato grazie al consenso. Questo modello impedisce ogni forma di censura: nessuno è nella condizione di impedire che una transazione possa avvenire e che possa essere aggiunta al Ledger una volta che ha conquistato il consenso necessario tra tutti i nodi (partecipanti) alla Blockchain.

Le Unpermissioned Ledger possono essere utilizzate come database globale per tutti quei documenti che hanno la necessità di essere assolutamente immutabili nel tempo a meno di aggiornamenti che richiedono la massima sicurezza in termini di consenso, come ad esempio i contratti di proprietà o i testamenti.

 

Le Permissioned Ledger possono invece essere controllate e dunque possono avere una “proprietà”. Quando un nuovo dato o record viene aggiunto il sistema di approvazione non è vincolato alla maggioranza dei partecipanti alla Blockchain bensì a un numero limitato di attori che sono definibili come Trusted. Questo tipo di Blockchain possono essere utilizzate da istituzioni, grandi imprese che devono gestire filiere con una serie di attori, imprese che devono gestire fornitori e subfornitori, banche, società di servizi, operatori nell’ambito del Retail. In questo caso le Permissioned Ledger rispondono alle necessità di un aggiornamento diffuso su più attori che possono operare in modo indipendente ma con un controllo limitato a coloro che sono autorizzati. Le Permissioned Ledger permettono poi di definire speciali regole per l’accesso e la visibilità di tutti i dati. In altre parole le Permissioned Ledger introducono nella Blockchain un concetto di Governance e di definizione di regole di comportamento. Tecnicamente le Permissioned Ledger sono più performanti e veloci delle Unpermissioned Ledger.

Direttore responsabile delle testate “verticali” di Digital360: Blockchain4Innovation, PagamentiDigitali, Internet4Things, BigData4Innovation e Agrifood.Tech si occupa di innovazione digitale applicata alla realtà delle imprese, delle pubbliche amministrazioni e del sociale

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