Big Data e Crowdsourcing: così IBM sostiene la ricerca sul microbioma - Big Data 4Innovation
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Big Data e Crowdsourcing: così IBM sostiene la ricerca sul microbioma

Crowdsourcing è anche questo: rendere disponibile la potenza di calcolo non utilizzata del proprio computer a team di ricercatori che stanno lavorando alla mappatura di batteri del microbioma umano al fine di prevenire alcune malattie autoimmuni.

Ed è questo il progetto annunciato da IBM con il nome di Microbiome Immunity Project.

L’obiettivo del progetto è ambizioso e parte da un assunto importante: nel nostro corpo vivono qualcosa come 30 trilioni di batteri che costituiscono il microbioma umano, vale a dire, riprendendo la definizione proposta da Wikipedia, «l’insieme del patrimonio genetico e delle interazioni ambientali della totalità dei microorganismi di un ambiente definito».

 

La maggior parte di questi batteri sono innocui se non addirittura utili al nostro organismo, ma certi sono responsabili di alcune malattie, quali il diabete mellito di tipo 1, il morbo di Crohn, la colite ulcerosa.
Per questo motivo, gruppi di ricercatori del Broad Institute del MIT e di Harvard, del Massachussetts General Hospital, dell’Università della California con sede a San Diego e ancora del Flatiron Institute della Simons Foundation si sono posti l’obiettivo di analizzare in dettaglio il microbioma umano, per meglio capire il ruolo dei batteri nello sviluppo delle malattie, così da poter lavorare sia sulla cura, sia sulla prevenzione.

Con il World Community Grid IBM facilita la raccolta dei Big Data

Un lavoro lungo e oneroso, che parte dalla determinazione delle strutture fisiche delle proteine prodotte dai batteri, così da determinarne le funzioni. In una fase successiva si passa ad analizzare come le proteine interagiscono tra di loro e quali hanno un ruolo nell’insorgenza di alcune patologie.
Un compito monumentale, se si pensa alle numeriche in gioco e impossibile da portare a termine in tempi ragionevoli con metodologie tradizionali.

L’idea alla base del progetto lanciato da IBM è quello di chiedere il contributo di volontari in tutto il mondo che, aderendo al World Community Grid, rendono disponibile la capacità di elaborazione delle loro macchine per poter svolgere simulazioni ed elaborazioni.

Di fatto, la potenza elaborativa resa disponibile è la base tecnologica che consente di gestire milioni di esprimenti virtuali mirati alla definizione della struttura delle proteine.

È un progetto Big Data, come molti in questo ambito: i dati derivanti dalle analisi e dagli esperimenti vengono resi pubblici alle comunità di scienziati e ricercatori, così da accelerare il processo di ricerca.

Per prendere parte al progetto di ricerca, nella logica crowdsourcing di cui abbiamo fatto cenno, è sufficiente scaricare un programma software da World Community Grid, seguendo questo link.

Il software automaticamente rileva quando è disponibile capacità elaborativa e la utilizza per eseguire esperimenti virtuali così come sopra descritto.
Secondo i responsabili del progetto, questa metodologia consente di aumentare in misura esponenziale i dati disponibili e il risultato è un quadro di insieme della biologia strutturale del microbioma, che dunque supera la visione frammentaria finora possibile.

 

Giornalista, da trent’anni segue le tematiche dell’innovazione tecnologica applicata ai modelli e ai processi di business.Negli ultimi anni si è avvicinata al mondo dell’Internet of Things e delle sue declinazioni in un mondo sempre più coniugato in logica smart: smart manufacturing, smart city, smart home, smart health.

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