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Il 2017 di IoT, Industria 4.0 e Open banking: dalle parole ai fatti, passando dai Big Data

Mauro Bellini

Se si dovesse identificare il dato che più di tutti può rappresentare al meglio la sintesi tra tutti i fenomeni del 2017 si dovrebbe portare l’attenzione sulla dinamica del mercato Big Data e Data Science. Se si guarda ai contenti di un mercato che nel corso del 2017 è cresciuto del 22% passando dai 905 milioni di Euro del 2016 a 1.103 si vede che i due mercati che più hanno investito “sui dati” sono il manifatturiero (24%) e le banche (28%) a testimonianza che le imprese di questi settori stanno sfruttando le opportunità legate a questi macrofenomeni che si richiamano all’Industria 4.0 e all’Open banking.

Per ragioni diversissime questi sono i due fenomeni che, nel mondo delle imprese, più hanno fatto sentire i loro effetti in termini di spinta alla digitalizzazione e che stanno stimolando o imponendo alle imprese di correre verso una cultura dei dati.

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Effetto Instant Payment: The New Normal

L’Open banking è a sua volta la sintesi di diversi fattori che si sono concretizzati nel 2017 e che faranno sentire i loro effetti tanto nel banking quanto in settori direttamente collegati come retail, payment, hospitality, turismo e tanti altri, soprattutto nel 2018. Instant Payment (o per essere più precisi la piattaforma europea per la gestione dei bonifici istantanei) e Psd2 sono i titoli di due spinte destinate a cambiare il volto alle banche e a cambiare (in meglio) il modo con cui le imprese prima di tutto e i consumatori in generale si relazioneranno con il sistema bancario.

Il grande giorno è arrivato il 21 novembre scorso e da quel momento è iniziata una nuova Era che è destinata a diventare una vera e propria “Nuova Normalità” tanto che molte testate hanno fatto ricorso a questa espressione: Instant Payment: The New Normal.

A dispetto di quanto può sembrare il bonifico in tempo reale non è affatto (o meglio non è solo) un tema di contabilità e amministrazione. Gli effetti del grande progetto paneuropeo coordinato da Eba Clearing, con una infrastruttura che copre oggi i 34 paesi gestiti a livello SEPA  che permette alle banche di tutti questi paesi di dare vita a soluzioni di Instant Payment per consumatori e per le imprese incideranno in modo determinante sulle nostre abitudini e – attraverso i pagamenti – sulla nostra gestione delle risorse finanziarie.

Concretamente i bonifici istantanei si sintetizzano in una serie di numeri: 10 (secondi), 15 (K€), 24x7x365 (sempre) e detto che per il momento potranno solo affiancare i bonifici tradizionali e che l’adesione al nuovo schema è facoltativa gli Instant sono simbolicamente il segnale di come la “velocità” sia un fattore di accelerazione di tanti altri fenomeni. Oggi le single banche e, più in generale, i singoli Payment Service Provider, potranno decidere liberamente se aderire e offrire il servizio ai propri utenti e ai propri merchant, oppure se continuare a gestire solo bonifici tradizionali, ma chi lo sta facendo ha già iniziato a trasferire ai clienti il valore di una operazione che con quei 10 secondi di tempo per dare attuazione a un bonifico può permettere ad esempio di cambiare radicalmente la gestione delle compravendite tra privati, ad esempio quando si tratta di persone che non si conoscono. 

Grazie al pagamento in tempo reale cambiano le modalità di vendita di un’auto usata e il venditore non dovrà più attendere almeno 2 giorni prima che la somma sia depositata dal momento in cui il compratore ha emesso il bonifico. Non saranno dunque più questi tempi che determineranno la consegna della vettura.  Con il bonifico istantaneo le cose cambiano, l’operazione può essere effettuata in tempo reale e di persona, si firma il “passaggio” dell’auto, si verifica in tempo reale l’accredito della somma e si potrà procedere con la consegna delle chiavi. Da asimmetrica la trattativa/operazione diventa simmetrica. Non è un passaggio da poco, cambieranno modalità di vendita ed abitudini.

Instant payment per ridurre i rischi di frodi

Nella gestione delle attività quotidiane l’Instant payment consente di abilitare pagamenti B2c a distanza e permette di risolvere in modo completamente diverso dal passato tutta una serie di tematiche di tipo “last minute” che in mancanza di una verifica o prova di avvenuto pagamento possono comportare conseguenze antipatiche o di difficile gestione. Basti pensare alla riattivazione di un servizio ad esempio nel campo delle utility o delle telco in prossimità della scadenza o a fronte di una problematica di pagamento.

Nell’ambito del B2B e a maggior ragione per le imprese che stanno attuando l’Industry 4.0 il bonifico istantaneo è una vera rivoluzione, può rappresentare un fattore di attuazione della “trasformazione digitale“. Come? Pensiamo alla fornitura di materie prime tra aziende. L’Industria 4.0 lavora per ridurre il time to market e per aumentare l’efficienza. Con il bonifico istantaneo il fornitore dispone della certezza in tempo reale del pagamento ed è nella condizione di far partire/consegnare immediatamente la merce verso il cliente, senza dover attendere – come succede oggi – i giorni necessari per l’accredito della somma sul conto prima di attivare questi processi. E’ un passaggio, anzi un salto in avanti, verso una vera integrazione digitale che può abilitare nuove forme di efficienza.

Pensiamo infine all’eCommerce e possiamo magari rpevedere che il “vecchio” contrassegno (spesso pagato in contanti) potrà essere accantonato. Il cliente che preferisce non completare il pagamento in anticipo può infatti aspettare la consegna della merce, può controllarla e, in tempo reale, può fare un bonifico istantaneo per pagarla. Il corriere, ricevuta la conferma di pagamento del contrassegno digitale, potrà non solo consegnare la merce come fa oggi, ma chiudere completamente il processo di vendita e di consegna.

L’Instant potrebbe poi incidere anche sull’uso delle carte di credito/debito e dunque cambiare anche le abitudini di pagamento B2C, ovvero in negozio. Il bonifico immediato, infatti, potrebbe anche risultare uno strumento alternativo al contante o alle carte, permettendo al cliente di pagare in tempo reale con un bonifico istantaneo avviato dall’app e all’esercente di accettare il ricevere il pagamento risparmiando le commissioni del pagamento con carta. Un ruolo determinante lo giocheranno ovviamente le banche, che sulla base delle tariffe che sceglieranno di adottare per le commissioni sull’Instant relativamente a mittente e ricevente del bonifico Instant potranno ancora una volta incidere sulle nostre abitudini.

L’Open banking della PSD2

L’altra grande rivoluzione del mondo banking destinata a cambiare tanto le nostre abitudini di consumatori quanto la relazione tra imprese e istituti di credito si chiama PSD2.

L’11 dicembre 2017 il Consiglio dei Ministri ha recepito la Payment Services Directive e la PSD2 diventa legge anche in Italia. Anche in questo caso si aprono le porte a cambiamenti che incideranno sulle nostre abitudini e sulla competitività del sistema bancario. Si entra nell’Era dell’Open banking, aumenta la concorrenza per il sistema bancario, si allarga la possibilità di azione per le cosiddette OTT (le Apple, le Google, le Amazon, Samsung o Microsoft della situazione) piuttosto che per le tante Fintech che oggi sono comunque obbligate, nell’erogazione dei loro servizi innovativi, a passare dalle banche. Non solo ci saranno più attori presumibilmente più attivi e più innovativi, ma con il recepimento PSD2 sono state introdotte alcune integrazioni e specificazioni che vanno nella direzione di incrementare la trasparenza e la tutela per i nuovi prestatori di servizi di pagamento e per i consumatori ad esempio a livello di impiego del credito telefonico come mezzo di pagamento per alcune tipologie di beni e servizi; piuttosto che nell’ambito della rimodulazione degli strumenti “a spendibilità limitata” vale a dire di tutti quei servizi complementari con i quali regoliamo le nostre transazioni quotidiane e i nostri acquisti.

Accessibilità e sicurezza innovative con la Strong Authentication

Con la PSD2 si apre poi una nuova fase a livello di gestione della sicurezza delle transazioni che si chiama Strong Authentication, vale a dire la gestione dei criteri di accesso al conto di pagamento on line e delle modalità di disposizione di pagamento elettronico. Con la Autenticazione forte si dispone di una nuova serie di opzioni chiamate ad alzare gli standard di sicurezza per tutte le azioni che tramite un canale a distanza come possono essere ad esempio le App, possono comportare un rischio di frode nei pagamenti o altri rischi di abuso.

Concretamente stiamo parlando di un fattore che impatta direttamente e pesantemente sull’esperienza digitale nelle fasi del pagamento e dunque dell’esperienza utente e dunque l’accesso e lo sviluppo di tanti nuovi servizi.

In tutti i casi, Instant Payment, Open banking (apertura tramite PSD2 ai “conti” e ai servizi a tanti nuovi attori), Strong Authentication, i punti di caduta sono fondamentalmente due:

  • la aumentata competitività del mondo bancario (nuovi attori, nuova concorrenza, nuovi servizi, nuove opportunità per consumatori e imprese)
  • lo sviluppo di nuove forme di  “monetizzazione” di queste nuove opportunità

In entrambi i casi il tema è nella centralità dei dati. Chi è o chi sarà nella condizione di trasformare in conoscenza l’analisi dei dei fenomeni che sottostanno ai comportamenti degli utenti nell’ambito Instant (o nei nuovi servizi dell’Open banking) avrà un vantaggio competitivo sulla concorrenza per conquistare l’attenzione e la fiducia di consumatori che saranno sempre più liberi di scegliere, sempre più liberi di muoversi e sempre più esigenti.

Gli effetti del Piano Industria 4.0

Se si guarda all’altro fenomeno che ha caratterizzato il 2017, vale a dire l’Industria 4.0, ancora una volta il punto di caduta principale in termini di business è nei dati e nelle soluzioni per i Big Data.

Intanto per capire meglio gli effetti del Piano Ministeriale volto a spingere lo digitale nel mondo manifatturiero possiamo fare  riferimento al primo importante bilancio sull’Industria 4.0 del Ministro Calenda, che facendo riferimento ai dati di MEF, Istat e Banca d’Italia, ha sottolineato a settembre gli effetti positivi del Piano Industria 4.0 per quanto riguarda il PIL, l’indice di produzione industriale, la fiducia delle imprese, l’export, i tassi di occupazione e gli investimenti esteri nel Paese.

Secondo questo primo bilancio la spinta si è vesta e ha fatto bene al paese. Il Piano ha portato a un decollo degli ordinativi sul mercato interno dei beni strumentali, con tassi di crescita che hanno raggiunto nella prima parte dell’anno l’11,6 per cento; a un aumento del numero di imprese che stanno aumentando gli investimenti in Ricerca & Sviluppo; a uno stanziamento di 3,5 miliardi di investimenti pubblici sulla banda ultralarga, destinati tra l’altro sia alle infrastrutture sia alla soddisfazione della domanda di famiglie e imprese, in modo da raggiungere gli obiettivi di copertura al 2020. A questo si aggiunge la crescita dell’importo garantito dal Fondo di Garanzia pari al 10,7% nei primi 8 mesi; la concessione di agevolazioni pari a circa 1,9 miliardi di euro grazie i contratti di sviluppo e la creazione e salvaguardia di più di 53.000 posti di lavoro.

La produzione industriale di macchinari grazie alle agevolazioni da superammortamento, iperammortamento e Nuova Sabatini ha visto una crescita che solo da inizio 2016 a luglio 2017 è stata del 4%, mentre il fatturato è aumentato del 15%. Sarà importante leggere i dati di fine anno per verificare se con l’esaurimento delle scorte l’andamento della produzione nella seconda parte dell’anno  avvicina i dati della produzione industriale a quelli del fatturato.

Il ritardo dei Competence Center Industry 4.0

Calenda sottolinea anche che gli incentivi agli investimenti in capitale di rischio e quelli collegati alle startup hanno raccolto sul mercato privato meno di quanto ci si aspettasse. Una delle criticità riscontrate è nel ritardo del decreto attuativo sui competence center: i centri di competenza che sono stati pensati per dare vita a un collegamento tra università, centri di ricerca e aziende.

Le difficoltà rilevate riguardano anche la situazione degli investimenti early stage: ovvero tutto ciò che rientra nell’ambito dei venture capital, e sul tema della banda ultralarga: dove non si tratta di un problema di risorse dal momento che sono previsti 3,5 miliardi per la nuova fase del piano di interventi pubblici (di cui peraltro 1,3 miliardi già deliberati dal Cipe). Si tratta invece di un problema che va riferito ai temi legati all’esecuzione dei lavori per la posa delle fibra ottica.

Industria 4.0 per un coinvolgimento in chiave 4.0

Un altro importante fattore da non sottovalutare è legato al tema della conoscenza e della partecipazione. Dalla ricerca sull’Industria 4.0 dell’Osservatorio 4.0 realizzata all’inizio dell’anno emergeva già una importante volontà e disponibilità di partecipazione. Più del 30% all’epoca aveva dichiarato di partecipare ad eventi dedicati all’Industria 4.0 e la situazione economica favorevole ha contribuito a creare un clima di maggior interesse verso i temi della digitalizzazione di fabbrica. Il coinvolgimento di un crescente numero di imprese è a sua volta il segno di un avvicinamento alla maturità di un fenomeno che è chiamato a esprimere la capacità di produrre risultati.

Big data e Data Science nell’Industry 4.0

Ed è proprio il tema dei risultati che chiama in causa il ruolo di Big Data e Data Science. Le fabbriche con l’Industria 4.0 diventano a tutti gli effetti fabbriche di Dati ma ancora poche imprese sono effettivamente organizzate per gestire tutti i dati come un vero asset e per attuare una corretta ed efficace monetizzazione dei dati.

Se per molte imprese l’Industria 4.0 è stata ed è una sfida di sperimentazione  e di comprensione di cosa effettivamente significa Industria 4.0, questa sfida va estesa alla cultura dei dati dell’impresa e alla capacità di disegnare una progettualità Data Science sull’Industria 4.0 che vuol dire portare la digitalizzazione nella propria realtà, nei prodotti, in tutti i componenti della catena del valore.

La cultura dei dati è un passaggio culturale, vuol dire andare oltre gli obiettivi di semplice recupero di efficienza a livello locale o di area di business, per attuare trasformazioni più profonde in grado di cambiare la logica competitiva dell’azienda, in grado di portare la sperimentazione a livello di modelli di business. E qui si innesta una nuova grande sfida che attiene alla capacità di misurare la produttività dei dati. Sia per trasformarli in conoscenza e dunque in azioni e in valore, sia per capire anche quali dati non generano effettivo valore e dunque non necessitano di essere elbaoratoti e lavorati, almeno non in forma integrale. Se pensiamo che le aziende manifatturiere hanno indicatori e KPI piuttosto precisi relativi ai fattori produttivi classici, come possono essere il capitale e il lavoro e livello di produttività del capitale e di produttività del lavoro forse e è importante riuscire ad avere degli indicatori anche a livello di produttività dei dati.

Data Science nel manifatturiero

Pensiamo, nel mondo del manifatturiero, al fatto che ad esempio i direttori di produzione che agevolmente si confrontano con i temi della produttività dei mezzi di produzione tradizionali sono chiamati, con il supporto della Data Science a disporre di una medesima visione anche a livello di Data Management. Per queste figure, oggi forse non allenate a queste dinamiche digitali sarà importante conoscere quanti dati vengono raccolti e quanti possono essere “lasciati sul campo” e dei dati raccolti sarà importante conoscere quanti ne servono nell’immediato e quanti nel lungo termine? In termini di destinazione dalla data Science devono arrivare risposte anche per conoscere quali miglioramenti gestionali e operativi possono essere abilitati con questi dati? E da qui una prima valutazione sia sulla qualità delle singole tipologie di dati sia sul valore d’uso di questi stessi dati. E si entra così nel tema di una cultura aziendale orientata ai dati che è la vera sfida per l’Industria 4.0 nel 2018.

Direttore responsabile delle testate “verticali” di Digital360: Blockchain4Innovation, PagamentiDigitali, Internet4Things, BigData4Innovation e Agrifood.Tech si occupa di innovazione digitale applicata alla realtà delle imprese, delle pubbliche amministrazioni e del sociale

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