Big Data, cos’è e cosa fa il Data Scientist

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Lavora all’interno della divisione IT, di una funzione aziendale ad hoc o all’interno di una delle funzioni preesistenti. È un laureato, in prevalenza magistrale, che ha seguito spesso corsi di formazione in statistica e computer science. Ha un background di competenze focalizzate soprattutto su Machine Learning, Analytics e Knowledge Deployment. E guadagna in media circa 67mila euro l’anno, con un bonus che si attesta generalmente sul 10% della retribuzione.

Sono queste le caratteristiche che descrivono il profilo professionale del Data Scientist, cioè di colui che ha il compito di estrarre informazioni dai dati, modellizzare problemi complessi e identificare opportunità di business. A tracciarlo è il rapporto “Le nuove professionalità e competenze per la gestione dei Big Data”, elaborato dagli Osservatori Digital Innovation del Politecnico di Milano e dedicato alla governance dei dati nel mondo dell’economia digitale.

Lo Scienziato dei Dati (termine coniato per la prima volta nel 2008) è una figura fondamentale per le organizzazioni che cercano di estrarre insight dagli asset di informazioni, cioè di fare dei Big Data a disposizione un’arma di business. Tanto per le aziende quanto per le Pubbliche Amministrazioni e anche i governi (nel 2008 il presidente USA Barack Obama ha nominato il primo US Chief Data Scientist).

Dalle competenze allo stipendio, il profilo del Data Scientist

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Si tratta di un professionista che vanta una decisa eterogeneità di competenze, dal business alla programmazione passando per la tecnologia e soprattutto per il trio Machine Learning, Analytics e Knowledge Deployment. Per quel che riguarda l’impiego settoriale, il Data Scientist opera principalmente in alcuni mercati: Information & communication technology, banche, assicurazioni, PA, sanità e pharma. Mentre per quel che riguarda la funzione di appartenenza, in pochi casi (15%) lavora come consulente esterno. Dal punto di vista formativo, vanta un percorso di studi concluso nella maggioranza dei casi (50%) con una laurea magistrale (ingegneri, economia e informatica vanno per la maggiore) e corredato da corsi di specializzazione (statistica, computer science e management i più scelti).

Big Data, le aziende aprono la caccia agli esperti

Dalla survey internazionale condotta dal Polimi emerge dunque un profilo che per capacità e competenze è in grado di garantire un valore aggiunto. Ma che però non è molto diffuso. Probabilmente ancora per poco. Il Data Scientist è infatti oggi presente in 3 aziende su 10, ma il numero di specialisti impiegati a tempo pieno sta crescendo a un ritmo annuale del 57%. Segno di una sensibilità aziendale in aumento rispetto alle nuove sfide legate al boom dei Big Data.

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