Un approccio data-driven a favore della sostenibilità

I dati e la loro opportuna analisi sono uno strumento da affiancare alle pubbliche amministrazioni nell’elaborazione di politiche green misurabili e in grado di evolvere nel tempo [...]
Luigi Zanella

Head of Business Development & Innovation di Dedagroup Public Services

Data literacy
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È da tempo un punto di attenzione, ora è diventata urgenza e massima priorità. La corsa per la riduzione delle emissioni di CO2 nell’atmosfera passa su due principali corsie. Da una parte il contenimento dell’impatto ambientale dell’industria, dall’altra la riduzione dell’inquinamento dei territori e delle città. Gli interventi legati alla trasformazione ecologica del territorio sono ampi e diversificati, ma è fondamentale che siano guidati da un elemento cruciale per tutti i diversi segmenti che richiedono una riorganizzazione dei flussi: il dato. È sulla sua raccolta, interpretazione e governo, ossia a un approccio data driven, che serve specializzarsi.

Tre fattori chiave per la data driven

A chi è in capo la responsabilità di definire la rotta nella transizione verso il green? È naturalmente la Pubblica Amministrazione, centrale e locale, ad avere un ruolo primario di guida nel creare le condizioni affinché avvenga questo cambiamento: nella filiera industriale, agevolando la realizzazione di catene produttive più sostenibili, nei centri abitati e nelle aree urbane, attraverso politiche legate alla mobilità e all’urbanistica in primis.

Sono infatti i centri abitati e le grandi aree urbane uno degli attori protagonisti, perché lì si concentra il 75% delle emissioni globali di gas serra. La riprogettazione degli spazi, la trasformazione degli edifici in ottica di risparmio energetico e la riorganizzazione dei trasporti diventano quindi fondamentali per un’evoluzione verso territori più verdi e sostenibili.

I dati, o meglio i big data, la loro aggregazione da fonti eterogenee apparentemente non correlate e la capacità di creare relazione e interazione tra essi, sono il fattore chiave indispensabile per abilitare le Pubbliche Amministrazioni a prendere decisioni i cui effetti siano misurabili e condivisi. Ed è proprio qui che l’approccio adottato e le scelte tecnologiche fatte giocano un ruolo determinante.

La capacità di gestire il dato si fonda su tre principali pilastri: da un lato le tecnologie per la raccolta e l’analisi, dall’altro – ma non meno importanti – le metodologie da seguire per far sì che i dati siano “aperti”, facilmente accessibili e leggibili da software, come da linee guida nazionali ed europee. A questo si aggiunge la capacità di interpretare e quindi usare i dati aperti per sviluppare nuovi servizi che rappresentino un valore non solo per chi li eroga ma anche per chi ne fruisce.

È in questo contesto che diventa imprescindibile l’adozione di una nuova cultura di condivisione del dato. La quantità di dati generati da un territorio, o meglio dalle tante realtà pubbliche e private che lo compongono, infatti, è immensa (si parla, appunto, di big data). Spesso, però, la loro qualità e la mancanza di una visione d’insieme li rende molto meno utili di quello che potrebbero essere. Per i decisori pubblici è quindi urgente prendere consapevolezza del fatto che serve sapere come scegliere i dati, come ripulirli, correlarli e analizzarli, nonché mantenerli aggiornati. Questa è la base per definire delle politiche di transizione green efficaci, in grado di evolvere rapidamente nel tempo.

Open Innovation nella lotta contro l’inquinamento

Insomma, il futuro digitale dipende dalla capacità di valorizzare il patrimonio di dati e relazioni esistenti, arricchendolo e integrandolo con fonti esterne. Si tratta di un approccio aperto e circolare all’innovazione che vuole far interagire armonicamente competenze diverse. Questo processo di Open Innovation si rivela oggi necessario per le realtà tecnologiche che intendono offrire ai clienti strategie che rispondano in modo completo e coerente alle esigenze digitali consuete o a quelle emergenti, dalle necessità di gestione “corrente” a quelle più innovative e di frontiera. Soluzioni che soddisfano le necessità legate a progetti e territori più o meno grandi, interconnettendo servizi e dati, oggi essenziali per migliorare l’analisi delle informazioni territoriali e promuovere la mobilità sostenibile.

Parliamo, ad esempio, di piattaforme che raccolgono e analizzano le informazioni prodotte da sensori GPS relative agli spostamenti delle persone e dei mezzi pubblici, permettendo ad Enti Locali, start-up e aziende pubbliche e private di utilizzare questi dati sia per ottimizzare servizi già erogati (come ad esempio la ri-pianificazione dei tragitti e degli orari dei mezzi di trasporto pubblici) sia per svilupparne di nuovi (come quelli nati dall’integrazione dei dati sugli spostamenti con le informazioni sulla qualità dell’aria, la temperatura e l’inquinamento acustico delle strade). A questo si aggiunge la possibilità di verificare in tempo reale l’efficacia delle strategie adottate.

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Sì, perché – secondo la Commissione europea – l’inquinamento atmosferico è attualmente la più grande fonte di rischio ambientale per la salute umana. In quest’ottica la verifica immediata della bontà delle soluzioni messe in campo dalle Pubbliche Amministrazioni – e la loro pronta correzione data driven – è fondamentale.

Un marketplace di dati per città a impatto zero

Questo approccio che parte dai dati e guarda alla transizione dei territori verso il green si concretizza in diverse iniziative, nazionali ed europee, a cui ha preso parte anche l’autore di questo articolo. Un esempio è MADAME che, insieme ad altri tre progetti sviluppati da altrettante realtà italiane e spagnole, è stato selezionato nell’ambito del bando triennale Cross KIC Sustainable Cities per la città di Madrid, promosso dallo European Institute of Innovation & Technology (EIT). Il progetto ha l’obiettivo di creare piattaforme di raccolta e di elaborazione dei dati relativi ai temi dell’ambiente, dell’energia e della mobilità, favorendo la moltiplicazione di iniziative, anche private, in grado di ridisegnare e trasformare la capitale iberica, rendendola a impatto zero entro il 2030. La realizzazione di un marketplace di dati offrirà infatti alla Pubblica Amministrazione informazioni utili per la definizione delle politiche pubbliche e per il monitoraggio dei loro effetti sul territorio e sulla società, abilitando così la trasformazione profonda della comunità.

Partire dai dati georeferenziati per un approccio data driven

Tecnologie e metodologie di questo tipo trovano applicazione anche in realtà geograficamente più limitate e su progetti più verticali. Un approccio basato su una strategia data-driven consente infatti l’elaborazione di progetti replicabili e di politiche condivise, che sono in grado di coinvolgere le grandi aree metropolitane come i piccoli comuni, generando effetti a lungo termine anche in un territorio come quello italiano, caratterizzato da una fitta presenza di centri abitati di dimensioni limitate.

La condivisione dei dati all’interno dello stesso Ente diventa così un elemento essenziale per mettere a fattore comune le informazioni e migliorare, da una parte, la gestione energetica degli edifici e, dall’altra, per elaborare politiche volte a favorire una mobilità più sostenibile. Ciò è possibile anche grazie all’utilizzo di tecnologie che mettono a disposizione modelli di lettura e di interpretazione dei dati georeferenziati. Si tratta di piattaforme per la condivisione delle informazioni provenienti dal territorio, utili allo sviluppo di servizi innovativi e interoperabili, capaci di offrire un insieme di strumenti con cui abilitare un vero risparmio energetico a beneficio di tutta la comunità.

Tra i progetti che puntano a rendere la mobilità più green all’interno della città, sempre più si fa strada un approccio data-driven per pianificare interventi di contenimento dell’inquinamento, come la realizzazione di piste ciclabili e la creazione di aree verdi, o per fornire alle aziende di trasporti pubblici dati che permettono di calibrare al meglio tratte e frequenza dei passaggi. Soluzioni che si presterebbero molto bene ad essere adottate anche per il monitoraggio in tempo reale dell’affollamento dei mezzi pubblici, dato che in periodo di distanziamento sociale è quanto mai prezioso.

Conclusioni

Siamo di fronte a uno scenario in rapida trasformazione, ancora molto frammentato e guidato principalmente dalle istituzioni comunitarie e nazionali con iniziative, normative e stimoli economici – su tutti lo European Green Deal ratificato da Bruxelles a dicembre 2019, i 78 miliardi di euro previsti per la transizione verso un’economia sostenibile nell’ultimo Recovery Plan che, non a caso e ci piace ricordarlo, poggia sull’iniziativa Next Generation EU, e la recente creazione del nuovo Ministero per la Transizione ecologica. Un insieme di interventi che punta a realizzare un’Unione Europea più verde e digitale, trasformandola nel primo blocco di Paesi a impatto climatico zero entro il 2050.

 

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