Ginni Rometty, IBM, a Davos: serve una (big) data responsibility - Big Data 4Innovation
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Ginni Rometty, IBM, a Davos: serve una (big) data responsibility

Miti Della Mura

Non potevano non esserci anche i dati al centro delle riflessioni in corso in occasione del World Economic Forum di Davos. E non è un caso che proprio sui dati si sia incentrata la riflessione di Ginni Rometty, CEO di IBM.

La considerazione di partenza è che oggi tutto, ogni azione, ogni reazione, ogni evento, ogni decisione, ogni processo può essere espresso in forma di dati. Dati che possono essere raccolti e che possono contribuire a creare conoscenza.
Una conoscenza che rappresenta un vantaggio tanto per gli individui, i cittadini, tanto per le imprese.

Nell’era data driven, solo il 20% dei dati è ricercabile

Per i cittadini, è evidente di come i dati siano fortemente integrati nella vita quotidiana, abilitando servizi che spaziano dalle previsioni metereologiche alle informazioni sul traffico, e arrivano a toccare le preferenze personali, come ad esempio i consigli sulla scelta dei film.

Per le imprese, i dati rappresentano un vantaggio competitivo.

Ma, in questo scenario, c’è un ma.
Solo il 20 per cento dei dati che esistono al mondo è ricercabile. Questo significa che l’80 per cento dei dati si trova in repository privati e che il valore – incommensurabile – di questi dati non è assolutamente sfruttato.
Eppure, supportati da advanced analytics o da applicazioni di intelligenza artificiale, questi dati possono aiutare le aziende a sviluppare insight più profondi, mettendole dunque in condizione di migliorare i processi di decision making o l’ingaggio verso i loro clienti.

Ginni Rometty sottolinea come i dati da soli non bastino e come sia necessario conoscere industrie, processi, contesti, per poter trarne il vero significato.

IBM: ci vuole responsabilità nella gestione dei dati

E se riconosciamo di vivere in un mondo data-driven, dobbiamo anche avere la consapevolezza del rischio cui sono esposti i dati personali: è necessario trovare il modo di bilanciare i vantaggi che i dati portano con sé con i rischi di un cattivo uso degli stessi.

Per questo da Davos arriva un importante richiamo alla responsabilità nella gestione dei dati da parte di tutti i soggetti: imprese, e governi.
Responsabilità – si legge sul documento – che significa in buona sostanza proteggere i dati che si posseggono, gestiscono, trattano, utilizzando sistemi di cifratura o altri strumenti di sicurezza, assicurandosi che evolvano con l’evolversi delle minacce.
Responsabilità significa condividere informazioni sulle nuove minacce emergenti, per minimizzarne l’impatto, significa essere trasparenti sulla gestione dei dati stessi.
Bisogna sapere chi ha la titolarità dei dati e degli insight che ne derivano, si che si tratti un’azienda o di un ente governativo.

Il manifesto di IBM per la protezione dei dati

Nel suo discorso, che può essere letto in forma integrale a questo indirizzo, Rometty fa riferimento in modo specifico alle policy adottate da IBM in termini di responsabilità sui dati, una sorta di manifesto in cinque punti, pubblicato nel mese di ottobre dello scorso anno.

OWNERSHIP E PRIVACY

Il primo punto del manifesto tratta della ownership e della privacy dei dati.
Un mondo ridefinito dai dati richiede estrema chiarezza sui principi e sulle regole.
Per IBM questo significa che ai suoi clienti non viene chiesto di rinunciare ai diritti sui propri dati per poter beneficiare delle soluzioni e dei servizi Watson.
Non solo.
Gli insight che derivano dai dati rappresentano il vantaggio competitivo di ciascun cliente: per questo IBM si impegna a non condividerli senza specifica autorizzazione.
La società si impegna a utilizzare tecnologie stato dell’arte per la protezione dei dati, mentre per quanto riguarda la privacy garantisce compliance con le leggi vigenti in ciascun Paese nel quale opera, oltre ad assicurare la piena disponibilità a una collaborazione a livello globale sul tema.

FLUSSO E ACCESSO AI DATI

La privacy è centrale anche in questo secondo punto. IBM si impegna a proteggere la privacy dei dati, si legge nel documento e supporta gli accordi commerciali che abilitano e facilitano la circolazione dei dati.
Qui la società fa una precisazione importante: “Crediamo che i clienti, non i governi, debbano decidere dove sono conservati i loro dati e come debbano essere gestiti”.
Per questo IBM sta facendo importanti investimenti nei data center in cloud in tutto il mondo per dare ai propri clienti la flessibilità di decidere dove tenere i propri dati, secondo le loro necessità, e non in base ai mandati governativi.
Ci sono poi ulteriori precisazioni che riguardano le relazioni con i Governi: pur confermando la sua disponibilità a collaborare in azioni di contrasto alla criminalità, IBM non dà accesso ai dati dei propri clienti alle agenzie governative che ne facciano richiesta, si aspetta piuttosto che ciascuna interloquisca direttamente con il cliente, che è titolare dei propri dati.

DATA SECURITY

Consapevole dell’aumento delle minacce alla salvaguardia dei dati, IBM si impegna anche nella creazione di nuovi strumenti per la loro protezione, sia per quanto riguarda i dati dei suoi clienti, sia per quanto riguarda gli ambienti della blockchain e dell’intelligenza artificiale. In questo, la società fa leva anche sulle relazioni in essere con governi, imprese, mondo accademico e le rappresentanze della società civile perché il tema della sicurezza si affrontato come bisogno collettivo in una logica di giusto bilanciamento tra sicurezza, privacy e libertà.
L’impegno concreto è a non inserire backdoor nei propri prodotti, accessibili a agenzie governative e non fornire loro chiavi di cifratura. Proprio sulla cifratura, la società si impegna a fare riferimento agli standard internazionali o a framework come il NIST.
La sicurezza di estende anche all’Internet of Things in una logica “data and privacy first”.

DATI E INTELLIGENZA ARTIFICIALE

Tutto quanto ruota intorno all’intelligenza artificiale rappresenta una forza di trasformazione positiva, ma deve essere sviluppato in modo responsabile.
Il valore dell’intelligenza artificiale, spiega IBM, sta nel potenziamento non nella sostituzione dell’elemento umano: l’intelligenza artificiale non sostituirà la capacità di giudizio, di decisione né le scelte etiche, che restano responsabilità dell’uomo.
Nello sviluppo dell’intelligenza artificiale, IBM considera fondamentale avere trasparenza e governance dei dati, così che sia possibile comprendere perché un sistema sia arrivato a una determinata conclusione o a una determinata raccomandazione.

DATA SKILLS

L’ultimo punto del Manifesto di IBM guarda agli skill e alle competenze. I cambiamenti in atto sono tale da richiedere competenze specifiche. Per questo la società sta collaborando con le autorità competenti al fine di modernizzare i sistemi educativi, allineando i percorsi di formazione agli effettivi bisogni del mondo del lavoro.

Giornalista, da trent’anni segue le tematiche dell’innovazione tecnologica applicata ai modelli e ai processi di business.Negli ultimi anni si è avvicinata al mondo dell’Internet of Things e delle sue declinazioni in un mondo sempre più coniugato in logica smart: smart manufacturing, smart city, smart home, smart health.

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