Big data e Iot al servizio dello sport: più di mille startup al lavoro - Big Data 4Innovation
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Big data e Iot al servizio dello sport: più di mille startup al lavoro

Antonello Salerno

Il digitale entra con forza nel mondo dello sport. Che si tratti di migliorare le prestazioni degli atleti o prevenirne gli infortuni piuttosto che di offrire al pubblico soluzioni più coinvolgenti per seguire gare e partite, il fil rouge dell’innovazione rimane quello del digitale, dove in primo piano rimangono l’analisi dei big data e l’utilizzo di device connessi con l’internet of things. E in un panorama mondiale in fermento, l’Italia rimane ancora un passo indietro, e non coglie ancora appieno i vantaggi della digital transfromation nel mondo dello sport. Sono i dati che emergono dalla ricerca realizzata dall’Osservatorio innovazione digitale nell’Industria dello Sport della School of Management del Politecnico di Milano, presentata a Milano al convegno “Innovazione e formazione: dalle Startup l’upgrade per lo Sport”. Nel settore dello sport, secondo lo studio, operano a livello internazionale 1.012 startup digitali, di cui 686 finanziate, per un investimento complessivo di oltre 4 miliardi di dollari. Si tratta di aziende innovative che offrono soluzioni per monitorare le performance atletiche, ottimizzare la gestione degli eventi, analizzare e migliorare il coinvolgimento e l’esperienza dei fan, rendere più smart stadi e palazzetti sportivi e innovare i processi aziendali dei club, tutto questo grazie all’analisi dei dati. Quanto all’Italia, conta su 24 startup finanziate sono 24 su un totale di 50, che hanno raccolto più di 17 milioni di euro. Le tecnologie più diffuse sono piattaforme online, mobile App e Internet of Things, e trovano applicazione prevalentemente nel calcio e nel basket.

Claudio Rorato

“Il mercato delle soluzioni digitali nello sport ha un grande potenziale e offre grandi opportunità alle società sportive, dalla prevenzione degli infortuni alla possibilità di conoscere meglio e fidelizzare i tifosi, passando per il monitoraggio delle prestazioni atletiche – afferma Claudio Rorato, direttore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nell’Industria dello Sport – Opportunità che in Italia sono ancora in gran parte da cogliere perché per anni le società sportive hanno sofferto di una generale carenza di competenze digitali,  manageriali e di visione strategica integrata con quella digitale. Dotarsi delle tecnologie, infatti, non basta: bisogna prima di tutto puntare sulla formazione, affiancare alle competenze tecnico-sportive figure manageriali trasversali ed elaborare una strategia che sia anche digitale, che consenta di individuare priorità di intervento e di investimento”.

Dall’analisi dell’Osservatorio emerge inoltre che oltre la metà (395) delle 686 startup finanziate, opera nel Nord America (USA e Canada). La seconda area col maggior numero di nuove imprese innovative è l’Europa, con 200 startup, seguita dall’Asia (53) e da Africa, Oceania e Sud America, che si dividono le startup rimanenti. La classifica, però, si rovescia se si considera l’entità dei finanziamenti ricevuti: in questo caso è in testa l’Asia con 2 miliardi di dollari raccolti (un dato pesantemente influenzato dalla startup “Le Sport”, che, da sola, ha ottenuto 1.7 miliardi di fondi), seguita da Nord America, con 1,7 miliardi, ed Europa, con 300 milioni, mentre le altre aree del pianeta rivestono un ruolo marginale.

Inoltre quasi una startup digital sport su due (49%) opera nell’ambito Performance Atletiche, il 33% in quello della Fan Experience, il 16% nella Gestione Eventi e l’1% nell’ambito Sport Club, in cui operano startup attive nella gestione dello staff e della squadra e dei rapporti con fornitori e sponsor, nella sicurezza delle infrastrutture e nella ricerca.

Tante opportunità per le startup che lavorano con i dati e con l’Internet of Things

Quanto alle tecnologie più utilizzate, al primo posto di sono le piattaforme online, (47%), poi le app (33%) e a seguire l’IoT (15%), mentre non si sono ancora affermate la realtà virtuale e aumentata, che non vanno oltre il 5%.

Quasi la metà delle startup censite, il 48%, offre soluzioni multisport, mentre il 53” si concentra su singole dicipline. La maggior parte delle startup censite oera nel calcio (90), poi il basket.

“Se consideriamo la parte tecnica e atletica, le startup italiane non hanno nulla da invidiare a quelle internazionali, anche dal punto di vista tecnologico – commenta Federico Iannella, Ricercatore dell’Osservatorio Innovazione Digitale nell’Industria dello Sport -. Persiste ancora, tuttavia, un divario negli aspetti manageriali e industriali del settore sportivo: la gestione dell’esperienza degli utenti, della vendita dei biglietti e dei processi aziendali, ad esempio, avviene ancora in larga parte con modalità tradizionali. Ci sono dunque grandi opportunità per le startup in questi ambiti, ma prima le società sportive devono sviluppare la mentalità manageriale necessaria a comprendere e sfruttare la spinta innovativa del digitale”.

Giornalista dal 2000, dopo la laurea in Filologia italiana e il biennio 1998-2000 all’Ifg di Urbino. Ho iniziato a Italia Radio (gruppo Espresso-La Repubblica). Poi a ilNuovo.it, tra i primi quotidiani online nati in Italia, e a seguire da caposervizio in un’agenzia di stampa romana. Dopo 10 anni da ufficio stampa istituzionale sono tornato a scrivere, prima su CorCom, nel 2013, e poi anche per le altre testate del gruppo Digital360. Mi muovo su tutti i campi dell’economia digitale, con un occhio di riguardo per cybersecurity, copyright-pirateria online e industria 4.0.

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