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Digital Transformation, caccia aperta agli esperti Big Data

Data scientist, chief data officer e altri esperti dei dati i professionisti più richiesti dal mercato. L’aumento del digital gap spaventa aziende e lavoratori, scarsi risultati dai progetti di formazione. Tutti i risultati del report Capgemini-LinkedIn

Information security e privacy consultant, Chief digital officer, Data architect, digital project manager, Data engineer, chief customer officer, personal web manager, Chief IoT officer, Data Scientist e Chief data officer. Da questa top ten dei lavori che le aziende cercheranno di più nel corso del prossimo triennio, stilata dall’ultimo rapporto “The Digital Talent Gap—Are Companies Doing Enough?” di Capgemini e LinkedIn, emerge chiaramente l’importanza crescente dei professionisti dell’ambito Big Data per il futuro dell’economia digitale. Negli ultimi anni, rileva il report che ha analizzato la domanda e l’offerta di lavoro relativa a esperti con specifiche competenze in ambito digital e la disponibilità di posizioni digitali all’interno di diversi settori e paesi, il Data Scientist ha rappresentato una delle figure maggiormente richieste e appare chiaro che, assieme ad altri esperti dei Big Data, continuerà ad esserlo.

Questa corsa agli specialisti dei dati si inquadra in un contesto che vede un gap in ampliamento. Oltre la metà (54%) delle aziende è d’accordo sul fatto che questo divario stia ostacolando i loro programmi per la digital transformation e di aver perso il loro vantaggio competitivo proprio a causa della carenza di talenti digitali. Nonostante questa presa di coscienza, colpisce che i budget per la formazione digitale del 52% delle imprese siano rimasti invariati o abbiano addirittura subito. Altrettanto interessante è la percezione del panorama dal punto di vista dei lavoratori. Molti dipendenti sono preoccupati dal fatto che le proprie competenze siano ormai superate o che lo stiano per diventare. Complessivamente, il 29% dei lavoratori ritiene che siano già superate o che lo diventeranno entro due anni, mentre per oltre un terzo di loro questo succederà tra 4-5 anni. Nello specifico, sono quasi la metà (47%) dei dipendenti appartenenti alle generazioni Y e Z a ritenere che le proprie competenze digitali diventeranno obsolete entro i prossimi 4-5 anni.

Scendendo nel dettaglio settoriale, si notano preoccupazioni maggiori in alcuni casi. Il 48% dei lavoratori del comparto automobilistico pensa che le sue competenze diventeranno superflue nei prossimi 4-5 anni. Seguono i lavoratori del settore bancario (44%), delle utility (42%), delle telecomunicazioni e assicurativo (entrambi al 39%). Interessante sottolineare la poca fiducia dei lavoratori nei confronti degli attuali piani di formazione, ritenuti non molto efficaci. Anzi, oltre la metà degli attuali talenti in ambito digitale afferma che questi programmi non sono utili o che spesso non gli viene concesso il tempo necessario per potervi partecipare. Quasi la metà degli intervistati (45%) descrive i programmi formativi della propria azienda come «inutili e noiosi».

Per tutti questi motivi più della metà dei dipendenti con competenze digitali (55%) afferma di essere disposto a trasferirsi in un’altra azienda nel caso in cui dovesse avvertire che le proprie capacità digitali siano in una fase di stallo presso l’attuale datore di lavoro. Allo stesso tempo, è probabile che quasi la metà dei dipendenti (47%) si indirizzi verso quelle aziende che offrono migliori possibilità di sviluppo di queste competenze. Tuttavia, anche i datori di lavoro affermano di essere preoccupati per le possibili frizioni con il personale dotato di maggiori competenze, tanto che la metà ritiene che i propri dipendenti abbandoneranno l’azienda dopo aver ricevuto una formazione e afferma di non registrare molta affluenza durante le sessioni di training sulle competenze digitali.

«Oggi le società stanno affrontando una sfida di dimensioni enormi per quanto riguarda l’upgrade delle competenze digitali. Come evidenzia la ricerca che abbiamo realizzato in collaborazione con LinkedIn, si tratta infatti di un aggiornamento che non riguarda solo le conoscenze tecnologiche ma anche quelle di leadership e relazione, necessarie a cogliere appieno i benefici della digital transformation – spiega Alessandra Miata, HR Director di Capgemini Italia -. Diventa quindi essenziale garantire un percorso di sviluppo delle competenze per riuscire a mantenere i propri dipendenti al passo con i tempi e con le loro stesse richieste. In futuro il divario delle competenze digitali continuerà ad ampliarsi e nessuna azienda potrà permettersi di ignorare il cambiamento in atto. Le imprese devono costantemente innovare e pianificare la crescita dei propri dipendenti».

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